L’argomento sta destando parecchia ansia e preoccupazione, esternata non solo da amministratori e cittadini dei comuni individuati come “aree potenzialmente idonee per ospitare il deposito” che, necessariamente, dovrà essere avviato entro il 2025.
60 giorni di tempo, dalla pubblicazione del 5 gennaio, per un confronto costruttivo tra Regioni ed Enti locali, per presentare osservazioni ed obiezioni a SoGIN, Società di Gestione degli Impianti Nucleari, che ha stilato l’elenco dei 67 siti in Italia, selezionati perché “rispondono a tutti i criteri previsti”. In effetti sembra che l’ultima parola spetti alla comunità, la quale dovrà dare il proprio consenso all’allestimento del deposito per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi legati alle attività industriali, alle ricerche scientifiche sui medicinali ed alle scorie delle vecchie centrali atomiche ormai in disuso. Depositi che occuperanno un’area di almeno 150 ettari in ogni rispettivo territorio indicato dalle mappe. Ma “la comunità” in effetti ha già espresso la propria opinione in merito, con il referendum abrogativo del 2011, quando ha detto no all’energia atomica: cosa può essere cambiato oggi? chi tollererebbe un cimitero radioattivo vicino casa? colline artificiali che da sempre sono sinonimo di morte? La Regione Lazio si è immediatamente opposta ai 22 siti previsti in provincia di Viterbo, tra cui i comuni di Canino, Montalto di Castro, Vignanello, Tuscania, Gallese, Corchiano e Tarquinia, quest’ultimo patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco. «Il Lazio presenta un quadro fortemente impattante dovuto all’inquinamento nucleare di origine industriale e medica e non può sostenere un ulteriore aggravio legato ai rifiuti radioattivi», così Massimiliano Valeriani, assessore regionale con delega al Ciclo dei Rifiuti. Mentre il sindaco di Viterbo, Giovanni Arena, aggiunge «Siamo contati a nuovi depositi. Non è una questione di campanilismi ma uno dei requisiti essenziali è la sicurezza sismica e la nostra zona è stata duramente colpita dai terremoti. Ci sarà un’opposizione trasversale a questa decisione proveniente dall’alto». Certo è che l’Italia dovrà realizzare, come in altri paesi europei, un deposito nazionale per lo stoccaggio di rifiuti radioattivi entro il 2025. Ma dove? Sara Pacitto
