FOCUS CORONAVIRUS- Nei primi 9 mesi dell’anno i morti sono 42 mila in più rispetto agli anni passati

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Il 2020 passerà alla storia come l’anno della pandemia da Covid 19. Attualmente nel mondo ci sono 66.370.758 contagi e 1.527.281 morti. In Italia ci sono 1.688.939 casi confermati e 58.852 morti. L’Istat ha fornito i dati dei primi 9 mesi del 2020, sono 42 mila le persone decedute in più rispetto agli anni precedenti.

L’Istat contribuisce alla diffusione di informazioni utili alla comprensione della situazione legata all’emergenza sanitaria da Coronavirus, lo scorso 3 dicembre ha diffuso i dati sui decessi dal 1° gennaio al 30 settembre 2020 per tutti i comuni italiani. I numerosi dati acquisiti permettono di valutare gli effetti dell’impatto della diffusione di Covid sulla mortalità per genere e per età. A settembre 2020 è emerso un netto aumento dei decessi (+8,7%) rispetto alla media dei cinque anni precedenti. Considerando l’andamento dei decessi per il complesso delle cause nel primo bimestre del 2020 si può constatare come in tutta Italia la mortalità fosse inferiore rispetto alla media del periodo 2015-2019. A partire da marzo e fino al mese di maggio, mesi caratterizzati dalla prima ondata di Covid-19, si evidenzia un’importante “rottura” della tendenza alla diminuzione della mortalità riscontrata per i primi due mesi, soprattutto nelle aree più colpite dalla pandemia. A livello territoriale è il Nord l’area in cui si registra l’inversione di tendenza più marcata, con un aumento del 60,5%; in particolare, in Lombardia si passa da una diminuzione dei decessi del 5,6% del bimestre gennaio-febbraio 2020 a un aumento del 111,0% nei tre mesi successivi. Giugno e luglio sono i mesi in cui invece l’effetto della prima ondata della pandemia sembra aver esaurito i suoi effetti sull’eccesso di mortalità: si registra un livello di decessi inferiore alla media 2015-2019 dello stesso periodo. Nel bimestre agosto-settembre, in concomitanza con il dispiegarsi della seconda fase dell’epidemia Covid-19, il numero dei decessi per il complesso delle cause torna ad essere generalmente superiore alla media 2015-2019 dello stesso periodo. La seconda fase si caratterizza per una distribuzione dei casi Covid-19 su tutto il territorio nazionale; anche l’eccesso di mortalità totale, rispetto ai 5 anni precedenti, riguarda tutte le ripartizioni, con incrementi generalmente più sostenuti nelle regioni del Centro-sud. Tra le aree che registrano un incremento almeno del 5% si segnalano la Sardegna (8,9% di decessi in più rispetto alla media 2015-2019), la Puglia (7,8%), la Toscana (7,4%), l’Umbria (6,1%), Sicilia (5,7%) e la Calabria (5%). Le uniche regioni del nord che raggiungono o superano la soglia di incremento del 5%sono la Valle d’Aosta e il Veneto. Tra gennaio e settembre in Italia sono complessivamente decedute 528 mila persone: in media tra il 2015 e il 2019 in questo periodo sono morte 486 mila persone ogni anno. Nel 2020 sono quindi morte 42 mila persone in più rispetto agli anni precedenti. L’eccesso di mortalità è iniziato a fine febbraio e ha toccato il suo picco nel mese di marzo. Morirono in Italia in quel mese 27,8 mila persone in più delle attese (+47,8%). Ad aprile la situazione fu ancora drammatica con 20,6 mila decessi in più rispetto agli anni passati (+39,8%). La situazione migliorò a maggio, quando l’epidemia era in arretramento. Nel mese di maggio l’eccesso di decessi fu pari a 1377. Nei due mesi successivi morirono poi 1177 persone in meno degli anni precedenti, mentre l’eccesso di mortalità riprese ad agosto (1919 decessi in più) per poi continuare a settembre (+1652 stando ai dati provvisori). Nella prima ondata il Covid 19 in Italia non ha colpito nello stesso modo in tutto il Paese. L’epicentro è stato in Lombardia e il virus si è diffuso nel resto delle regioni settentrionali. La decisione del governo di mettere l’intero Bel Paese in lockdown ha permesso di limitare i contagi nel Centro-Sud. Nei mesi di gennaio e febbraio i decessi sono stati sotto la media in quasi tutte le regioni. A marzo, però, la situazione è cambiata radicalmente: in Lombardia i decessi sono stati il 192% in più rispetto al media 2015-2019, in Emilia-Romagna il 69% in più, in Trentino-Alto Adige il 63% in più, in Liguria il 54% in più e in Valle d’Aosta e Piemonte il 53% in più. L’unica regione ad aver mostrato un forte incremento e a non trovarsi al Nord è stata quella delle Marche, dove i decessi sono cresciuti del 44%. Le due regioni settentrionali che hanno visto invece un minore incremento dei decessi sono state Veneto (+22%) e Friuli Venezia Giulia (+13%). Nel mese di aprile la variazione dei decessi sui 5 anni precedenti è stata minore rispetto a marzo in Lombardia ed Emilia-Romagna (rispettivamente +118% e 53%), ma maggiore in Piemonte (+77%), Trentino-Alto Adige (+73%), Valle d’Aosta (+70%), Veneto (+31%) e Friuli Venezia Giulia (+21%). In generale a marzo e aprile in nessuna regione italiana si è registrato un calo dei decessi: anche in quelle meridionali e centrali, pur molto meno colpite dal virus, c’è stato un leggero incremento dei morti. A giugno e luglio, poi, si è osservato un generale calo dei decessi quasi ovunque e le variazioni non sono risultate statisticamente significative. Nel mese di agosto l’eccesso di mortalità è stato nuovamente presente in diverse regioni: Puglia, Sardegna, Sicilia e Umbria hanno registrato un +8% rispetto alla media 2015-2019, Toscana, Marche e Trentino-Alto Adige un +7% e la Valle d’Aosta un +21% (dopo però aver segnato un -16% a luglio). A settembre la Liguria ha registrato un +11% di decessi, la Sardegna un +10% e la Toscana un +8%: questi ultimi dati, come già detto, non sono però ancora consolidati.  L’Istat fornisce i dati anche per classi di età quinquennali. Nel 2020 l’eccesso di mortalità ha riguardato quasi esclusivamente gli over 45. Anche in questo caso nei primi due mesi dell’anno i decessi sono stati tendenzialmente sotto la media del precedente quinquennio. A marzo e aprile, però, in tutte le classi di età oltre i 45 anni si è registrata un’importante crescita dei decessi: nel mese di marzo tra i 70 e i 74 anni i decessi sono saliti del 67%, mentre ad aprile tra i 95 e i 99 anni si è arrivati a una crescita dell’81% dei decessi. A maggio l’eccesso di mortalità si è ridotto e sostanzialmente è scomparso sotto i 50 anni. Per i mesi seguenti non si sono registrati particolari eccessi ad eccezione della classe di età 95-99 anni, che ha continuato ad avere una mortalità del 20% superiore alla media 2015-2019. Ad agosto e settembre tra gli over 80 si sono poi registrati nuovo eccessi di mortalità, seppur contenuti e con crescite inferiori al 10% rispetto al 2015-2019. Tra le fasce più giovani si è avuto un sensibile calo dei decessi, in particolar modo ad aprile: questo può essere spiegato con le misure restrittive adottate dal governo che hanno comportato, ad esempio, la riduzione degli incidenti e delle morti sul lavoro. Da quando è scoppiato il primo caso di Coronavirus in Italia, lo scorso febbraio si è assistito a un forte incremento dei morti, soprattutto tra marzo e aprile, ma anche ad agosto e settembre si è registrato un leggero eccesso di mortalità. L’eccesso di mortalità è concentrato nell’Italia settentrionale e tra le persone più anziane, mentre tra i più giovani e al Sud si è invece registrato tendenzialmente un calo dei decessi. Con la seconda ondata che ha colpito l’Italia tra ottobre e novembre si registrerà molto probabilmente un nuovo importante eccesso di decessi rispetto alla media del lustro precedente, anche se è ragionevole aspettarsi che esso non sarà contenuto in un’unica regione. (fonte Istat e Lorenzo Ruffino) Anna Ammanniti  
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