Si tratta di un episodio che, secondo varie testimonianze, avrebbe anche dei precedenti in alcuni paesi della valle di Comino e nel Sorano.
A segnalarlo è stata una giovane madre che per settimane, con l’aiuto del medico di famiglia, si è presa cura della propria figlia di 8 anni, risultata positiva al Covid, come altri compagni nella stessa scuola elementare. “Mia figlia, ora negativizzata – racconta la mamma – ha vissuto settimane assai dure. Aveva tutti i sintomi e poi, una sera, le è scoppiato un forte mal di testa che non passava. Dopo una serie di telefonate senza risposta alla Asl e al 118, ho deciso di chiamare la Guardia Medica di turno. Dopo la negazione del suo intervento, il sanitario, in maniera non proprio rassicurante, mi ha spiegato la sua impossibilità di un servizio a domicilio. Sono rimasta senza parole di fronte ad una situazione che i medici dovevano aiutarmi a gestire. Il Covid non è la Peste e pretendo una risposta alle chiamate che faccio al 118 e al numero verde consigliato, poiché i medici hanno un obbligo, oltre che una missione: prestare cure agli ammalati”. E’ il duro sfogo di una madre che fortunatamente oggi rivede il sorriso della piccola figlia, ma che di certo ha perso fiducia in una fascia del sistema sanitario. Caterina Paglia
