(di Sara Pacitto) Episodi violenti che si verificano con cadenza sempre più preoccupante, determinati da una ferocia inaudita, senza esclusione di colpi, ai danni di bambini, giovani, adulti, anziani. Un dolore lacerante che ci pone dinanzi una evidente realtà, quella del fallimento sociale.
“Le indagini iniziano ora”, così dichiaravano gli inquirenti a pochi giorni dall’omicidio del giovane Willy Monteiro. Tutti conoscevano l’atteggiamento asociale dei fratelli Bianchi, le malefatte, la violenza che si portavano dietro, il modo di agire parecchio sospettoso: il certificato dei carichi pendenti di Gabriele, prima dell’omicidio Monteiro, riportava già tre procedimenti penali a suo carico, per lesioni personali e per porto abusivo di armi; quello di Marco, il più piccolo tra i due, ben 5 procedimenti, tutti per lesioni personali. Eventi avvenuti in zone diverse, tra Artena, Velletri e Colleferro. Un passato da picchiatori che era già agli atti, una passione per la delinquenza e l’MMA, Mixed Martial Arts, uno sport da combattimento, che non doveva esser ignorata. Oltre all’indole violenta, tutti parlavano dello stile di vita di questi infami, e soprattutto dell’agiato tenore, che non corrispondeva al loro status ufficiale di nullatenenti. L’occupazione di Gabriele presso un banco di frutta nel piccolo paese di Artena ed il reddito di cittadinanza percepito dalla famiglia certo non potevano concedere entrate economiche tali da soddisfare quei numerosi vizi, puntualmente ostentati sui social: suv, vestiti griffate, vacanze lussuose, vita mondana nei locali più chic. L’omertà, l’indifferenza, la superficialità, l’abnegazione sono le componenti delle storie più tristi. “Le indagini iniziano ora”…. perché solamente ora e non prima? quando le manifestazioni di violenza erano già incompatibili con una vita sociale serena? quando già lo sfoggio dei lussi era incompatibile con la condizione economica lamentata? Nel momento in cui la famiglia, la scuola, la società stessa, laddove tutti falliscono nel delicato compito educativo, non possono sbagliare le Istituzioni: aumentare condanne e sanzioni non basta se poi queste non vengono fatte rispettare oppure se le lungaggini burocratiche causano quei “ritardi” determinanti, che in certi casi potrebbero fare la differenza, in maniera incisiva e sostanziale. La risposta non deve essere “una pena esemplare” solo dopo che viene a compiersi l’evento delittuoso. “Le indagini iniziano ora”….le indagini erano iniziate da un pezzo! Il delicato lavoro delle Forze dell’Ordine molto spesso trova un muro e si arresta proprio quando lo Stato dovrebbe essere puntuale ed esercitare il proprio potere in maniera tempestiva: a me vengono le lacrime se penso che Willy Monteiro ed Emanuele Morganti potevano ancora vivere i loro giorni se le bestie disumane che li hanno barbaramente strappati alla vita fossero stati assicurati alla Giustizia anzitempo. In uno Stato che funziona, non è concepibile e non è accettabile che dei malviventi possano circolare e fare liberamente ciò che gli passa per la testa bacata, nonostante abbiano carichi pendenti e precedenti penali già accertati. Per non parlare di tutte quelle vittime, in particolar modo donne, che hanno trovato la morte malgrado i faldoni di denunce depositate presso le caserme, a carico di coloro che poi sarebbero diventati i loro assassini. Lo Stato ha il compito di tutelare e proteggere i propri figli; lo Stato è assente se non è in grado di tutelare e proteggere i propri figli. Lo Stato non esercita i propri poteri in maniera mirata e tempestiva se nei tribunali i cavilli hanno la meglio sull’operato degli inquirenti; lo Stato non esercita i propri poteri in modo efficace se nei tribunali viene vanificato il lavoro delle Forze dell’Ordine; lo Stato non esercita i propri poteri in maniera incisiva se non è capace di garantire la certezza della pena a coloro che si macchiano di un crimine. La “Norma Willy”, inserita nel decreto legge approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso mercoledì, conferisce più poteri ai Questori, i quali “per ragioni di sicurezza” possono stabilire il divieto di accesso “agli esercizi pubblici ed ai locali di pubblico trattenimento” nei confronti di soggetti che “abbiano riportato una o più denunce o condannate, anche con sentenza non definitiva, nel corso degli ultimi tre anni, per la vendita o la cessione di sostanze stupefacenti o psicotrope o per fatti commessi all’interno o nelle immediate vicinanze di scuole, plessi scolastici, sedi universitarie, locali pubblici o aperti al pubblico”. La violazione del divieto configura un reato punibile con la pena della reclusione da 6 mesi a 2 anni e con una multa da 8.000 a 20.000euro. Il Questore può disporre il daspo anche nei confronti delle persone “denunciate, negli ultimi tre anni, per reati commessi in occasione di gravi disordini avvenuti in pubblici esercizi o in locali di pubblico trattenimento ovvero nelle immediate vicinanze degli stessi, o per delitti non colposi contro la persona o il patrimonio ovvero aggravati ai sensi dell’art. 604-ter del codice penale” ossia “per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità”. In ogni caso, il divieto di accesso disposto dall’autorità di Pubblica Sicurezza comprende anche il divieto di stazionamento nelle immediate vicinanze dei pubblici esercizi e dei locali di pubblico trattenimento rispetto ai quali è stato interdetto l’accesso. Inasprita anche la pena per la sola partecipazione al reato di rissa, art.588 del C.P.: da 6 mesi a 6 anni per chi prende parte ad un atto violento infliggendo lesioni personali più o meno gravi. Nel giorno dei funerali del giovane Willy, così il presidente Conte si rivolgeva alla famiglia «L’Italia è con voi, vi vuole bene. Ora pene severe e certe. Dobbiamo essere consapevoli che ci sono persone che coltivano la mitologia della violenza e della sopraffazione. Questa vicenda di efferata violenza deve farci rifletter tutti». E riflettano bene lo Stato stesso e la Magistratura, affinché l’impegno preso con due genitori privati dell’amore di un figlio abbiano quantomeno la “soddisfazione” di quella pena severa e certa promessa dal premier. E che Stato e Magistratura inizino ad essere “consapevoli che ci sono persone che coltivano la mitologia della violenza e della sopraffazione” ancor prima che si consumino irreparabili reati nei confronti di vittime innocenti; ed è proprio in quel periodo, prima che si consumino quegli irreparabili reati, che Stato e Magistratura devono esserci.
