Anagni – Tamponi ed ospedali, la disavventura di un povero bambino

Ettore Cesaritti
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Una giovane mamma ci ha scritto per raccontare quanto accadutole nei giorni scorsi. La lettera: “Ciao, vorrei raccontarti una cosa per denunciare la situazione critica in cui versiamo”.

Proseguendo: “Ti spiego l’accaduto: in base ai protocolli scolastici se un bambino prende un raffreddore deve necessariamente restare a casa e contattare la pediatra e su questo siamo d’ accordo. Mio figlio ha preso il raffreddore; contattata la pediatra per tenerla informata e pensando che sarei stata seguita nel percorso, mi ha invitato ad andare all’ambulatorio pediatrico dei giorni festivi a Colleferro per fare visita e tampone; ho seguito le direttive ed ho fatto tutto arrivando al tampone rapido con risultato24-48 ore. Bene; da sabato nessuno ha telefonato nessuno mi ha comunicato nulla. Ho iniziato a chiamare una marea di numeri ai quali non rispondeva nessuno, mi passavano da una parte all’altra senza venire a capo di nulla. Ieri martedì pomeriggio riesco a parlare con un’addetta che si prende i dati e mi ricontatta dopo qualche minuto, dicendomi che il tampone non c’era, lo avrebbero cercato il giorno dopo e che il dottore per firmare non c’era. Io ho contattato la mia pediatra che mi diceva di non poter fare nulla tanto a lei avrebbero detto la stessa cosa, e che se non lo trovavano lo avrebbe dovuto rifare. Al che ho perso le staffe e gliene ho cantate di santa ragione; gli ho detto che avrei mandato a scuola mio figlio e che avrei chiamato i carabinieri. Allora ha chiamato lei. E stato trovato il tampone (negativo) ed è venuto fuori anche il dottore che ha firmato; nel giro di 15 minuti ho avuto anche la mail del cartaceo”. Sconcerto “Dimmi tu come può essere sostenibile una situazione del genere per un semplice raffreddore. Rendi pubblico il fatto, i pediatri della Asl si tolgono ogni responsabilità, i pediatri a pagamento no; ci lasciano allo sbaraglio senza assistenza, senza linee guida. A Colleferro c’è il caos, persone che aspettano da 10 giorni e devono andare al lavoro; con me una mia amica con la stessa sorte. È una vergogna!”. Jackal  
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