«Invece di andare in Europa a fare i disoccupati, rimanete in Africa e costruite un futuro migliore per la vostra terra» questo appello fu lanciato qualche anno addietro da Nicolas Djomo Lola, vescovo della diocesi di Tshumbe, sede della Chiesa Cattolica nella Repubblica Democratica del Congo, e presidente della Conferenza Episcopale del Congo. Il vescovo invita i suoi connazionali a non partire, facendo riferimento ad un’Europa accogliente nei confronti degli immigrati ma che poi non è in grado di garantire loro le necessarie condizioni per vivere: una vera e propria illusione per tante aspettative disattese «Utilizzate i vostri talenti e le altre risorse a vostra disposizione per rinnovare e trasformare il nostro Continente e per la promozione della giustizia, della pace e della riconciliazione durature in Africa. Voi siete il tesoro dell’Africa. La Chiesa conta su di voi, il vostro Continente ha bisogno di voi. Non fatevi ingannare dall’illusione di lasciare i vostri Paesi alla ricerca di impieghi inesistenti in Europa e in America». L’intervento di Djomo Lola nel corso della Riunione della Gioventù Cattolica Panafricana tenutasi a Kinshasa, era stato riportato anche dall’agenzia Fides, dal giornale e dalla radio Vaticana.
Queste parole sono sempre più attuali e ci invitano a riflettere sul concetto di accoglienza che interessa la nostra nazione. Negli ultimi giorni la tensione si era fatta alta intorno agli sbarchi in Sicilia ed all’ordinanza del governatore Nello Musumeci, il quale aveva dichiarato «Il nostro territorio non può essere invaso, non è possibile garantire la permanenza nell’isola nel rispetto delle misure sanitarie di prevenzione dal contagio per Covid». L’atto prevedeva il divieto di ingresso, transito e sosta per tutti i migranti che avrebbero raggiunto le coste siciliane ed il trasferimento improrogabile fuori dall’isola di tutti i presenti negli hotspot e nei centri di accoglienza. Il Governo ha impugnato l’ordinanza e, con un decreto cautelare monocratico, il Tar della Sicilia ha sospeso la disposizione perché “va oltre i poteri delle Regioni”. Non ultimo l’episodio ad Arpino quando, la scorsa settimana, in momenti diversi, tutti e 13 i richiedenti asilo, provenienti da Agrigento ed alloggiati in una residenza in località Collecarino, si sono sottratti al regime di quarantena fiduciaria a cui erano stati sottoposti, con tanto di piantonamento da parte di Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia di Stato, 24 ore su 24. Una vicenda che, ancora una volta, mette in luce le falle del sistema: una grande responsabilità affidata alle forze dell’ordine che, tra innumerevoli incertezze e difficoltà, vengono oltretutto sottoposti al “giudizio universale” della comunità circa il loro operato. Un controllo eluso in maniera strategica, accurata, ben studiata: approfittando della notte, mentre un gruppo scappava da un lato, gli altri si dileguavano dall’altro, dal retro dell’abitazione che li ospitava, nel buio più completo, tra i campi di ulivi e la folta vegetazione. Cosa avrebbe potuto fare la pattuglia in servizio, “armata” di mascherine chirurgiche, rispetto ai “fuggitivi” che non si arrestano all’altolà e continuano a correre in direzioni diverse? È facile, in queste circostanze, riempirsi la bocca con suggestivi proclami, sull’onda del malcontento dei cittadini, quando dall’altra parte hai la Prefettura che dispone per tutto il territorio provinciale, perché il Governo ha già stabilito attenendosi all’invito dell’Europa. La verità è che negli anni, in molti anni, nessuna forza politica si è mai data la mano per imporsi all’unisono contro questo traffico di vite umane. Le cifre dell’ “accoglienza” sono sotto gli occhi di tutti: miliardi di euro che si muovono di pari passo con i migranti. E mentre l’esodo dei “più fortunati” continua nei nostri mari, milioni di persone che non hanno né soldi né forze per intraprendere il “viaggio della speranza” rimangono nelle loro terre, abbandonate a se stesse, sotto il fuoco dei guerriglieri, oppure a morire di fame, di malattie, di stenti, di ignoranza. È l’ignoranza a mietere più vittime: il voler ignorare che i soldi spesi fino ad oggi potevano essere investiti in opportune soluzioni nelle “terre maledette”. L’accoglienza non è la formula magica contro i problemi che continuano ad affliggere queste nazioni, dalle quali la gente sicuramente non vorrebbe scappare; l’accoglienza non integra, non trova una casa, un lavoro, una famiglia; l’accoglienza non garantisce nulla se non l’incertezza del futuro; l’accoglienza è un business per le cooperative di settore a cui i migranti vengono affiati, per i locatori che affittano le strutture, per coloro che forniscono servizi e per quanti lavorano in tale ambito; l’accoglienza non è la soluzione perché terminato il periodo, i migranti restano soli, manovalanza per le associazioni criminali, per le strade e nelle stazioni a spacciare o a prostituirsi, in balia del caporalato, nei campi a raccogliere pomodori, nei ristoranti a lavare i piatti, nei mercati settimanali ad allestire i banchi, impegnati nei lavori più umili per una manciata di euro, senza assistenza sanitaria, senza identità, senza dignità. Questa non è accoglienza ma ipocrisia. Lo urlano disperatamente, da tempo, i missionari, i volontari, le associazioni umanitarie, lo confermano gli stessi migranti. Parole scritte con tutto il rispetto per ogni essere umano e con l’intenzione di sollevare l’attenzione verso i motivi delle tragedie che causano questo incessante flusso migratorio. Intere popolazioni vengono decimate giorno dopo giorno e l’Italia, o l’Europa, non potranno mai “accogliere” in toto. Il razzismo non c’entra nulla se non perché, in questo contesto, coloro che non pretendono adeguate soluzioni sono complici del genocidio e delle barbarie che continuano a consumarsi nelle terre di origine. Si tacciano coloro che redarguiscono tutti e gridano allo scandalo della discriminazione e dell’intolleranza, conformisti sempre in cerca di grette polemiche sui social: la nostra nazione è, da sempre, tra le più ospitali, inclusive, amichevoli, pluralista, indulgente ed amichevole di tutto il mondo. Nei suoi rapporti “Save The Children” conferma che, ogni anno, oltre 6 milioni di bambini muoiono per cause curabili e prevedibili prima di aver compiuto i 5 anni: lontani dagli occhi, lontani dal cuore, lontani dall’ipocrisia. Io mi sento responsabile per la morte di ognuno di loro. Sara Pacitto
