Il Festival Cultura e Identità è un evento andato in onda in piazza Innocenzo III un paio di settimane fa. Uno “spettacolo” che ha lasciato l’amaro in bocca a coloro che rispettano per l’appunto la cultura e l’identità altrui.
Tra i relatori dell’evento Alessandro Meluzzi e Diego Fusaro, hanno parlato di omosessualità e religione, definendo a un certo punto, piuttosto velatamente ma chi voleva capire lo ha fatto, gli omosessuali come malati. A questa affermazione una voce si è levata dal pubblico, una voce che non era d’accordo su quanto si stesse affermando. È stata definita la voce di un “contestatore che si infiamma per poi sparire chissà dove”. Il “contestatore” in realtà non è sparito né tantomeno si è dileguato, ma è rimasto ad ascoltare. Brandon Matteo Ascenzi, il “contestatore”, in questa intervista ci spiega in veste di cittadino e neuroricercatore, ciò che avrebbe voluto dire se ne avesse avuto l’occasione. È stato zittito, ma noi gli diamo voce. “Sebbene nel 1974 l’omosessualità venga eliminata dal Manuale Statistico e Diagnostico dei Disturbi Mentali (DSM) pubblicato dall’American Psychiatric Association (APA), sui testi scientifici si parla ancora di “omosessualità egodistonica”, ovvero quella condizione in cui una persona omosessuale non accetta il proprio orientamento sessuale e non lo vive con serenità. Questa teoria verrà superata nel 1987 per arrivare poi appunto al 17 maggio 1990, quando anche l’Organizzazione Mondiale della Sanita (OMS) decide di depennare l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali in quanto la riconosce come una variante naturale del comportamento umano. Anche se la stessa OMS tutt’ora ignora la “causa” (ci tengo a virgolettare la parola causa o meglio eziologia, in quanto in medicina si parla di eziologia solamente quando si fa riferimento ad una patologia) dal momento che sembra ci siano diverse “cause” che possano influenzare l’attrazione sessuale di un uomo o di una donna e le ipotesi formulate in merito sono molte e particolarmente eterogenee date le diverse metodologie di studio. Diversi infatti sono stati gli studi compiuti sia dal punto di vista genetico-molecolare – si veda per esempio il famoso studio di Hamer D.H. pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Science nel 1993 in cui viene descritto come una regione molto ricca di geni presente sul cromosoma X (il celebre Xq2.8 chiamato anche “il gene dell’omosessualità”) sembra influenzare geneticamente l’orientamento sessuale dell’uomo maschio. Un nuovo studio di Neale B. pubblicato sulla stessa rivista scientifica del precedente nel 2019 smentisce che l’Xq2.8 sia il solo “responsabile” dell’attrazione omosessuale tra individui ma che, al contrario, quest’ultima sia influenzata da centinaia o migliaia di geni – sia dal punto di vista psicologico, neuroanatomico, neurofunzionale, endocrinologico, sessuologico etc.
Ci tengo a sottolineare che viste le numerose e vere malattie che tormentano l’umano, è bene che la ricerca scientifica si dedichi primariamente ad individuare una cura per quest’ultime, evitando di incorrere nel rischio di tornare indietro su ciò che è stato ampiamente studiato e discusso finora, altrimenti arriveremo di nuovo a dire che l’epilessia è il risultato di una possessione diabolica, che la lebbra sia una punizione divina etc. Personalmente credo che laddove c’è amore ci siano la vita e Dio in qualsiasi modo quest’ultimo venga concepito; perciò il mio invito è quello di andare avanti e non di “galoppare al contrario” cedendo ad istigazioni che potrebbero essere nocive per l’umanità. Per il fatto che l’Italia dopo tanti anni sia arrivata solo qualche anno fa a permettere le unioni civili tra persone omosessuali, non trovo quale sia il motivo per il quale nel festival lo psichiatra Alessandro Meluzzi abbia pronunciato le testuali parole “[…] una coppia omosessuale può sposarsi a Berlino, Londra, Barcellona, Madrid. Quindi per essere marito e moglie non è più necessario essere uomo e donna; si può essere persone indistintamente” alla luce delle quali gradirei una risposta da lui stesso, magari ho capito male io il senso?! Personalmente essendo gay dichiarato fin dall’età di 17 anni, sono stato ghettizzato fin dall’età di 12 anni all’interno della scuola, sia media che superiore, e sinceramente me ne sono sempre fregato o meglio non sono andato mai davanti a qualcuno per menargli e non l’ho mai fatto perché ho sempre trovato in loro qualcosa di piccolo che non valeva nemmeno una mia risposta. Certo le parole facevano male ma io tenevo tutto ciò dentro. Sono stato vittima di aggressioni ad Anagni dalle quali mi son saputo difendere fortunatamente e ancora oggi nella medesima città, dove sono tornato da due anni avendo lavorato a Madrid presso l’Universitad Autonóma de Madrid (UAM) in quanto vincitore del più importante e competitivo dottorato di ricerca intitolato a “Marie Curie”, sento ancora mentre cammino per strada insulti sussurrati e provocazioni varie da gente che non ha fatto mai nulla nella vita. Certo il mio soggiorno nella mia città e nazione natie sarà breve in quanto presto mi trasferirò in Svezia per lavorare al Karolinska Institutet di Stoccolma su un progetto di ricerca da me scritto riguardante l’autismo. Essendo parallelamente un cantante lirico baritono ho calcato e continuo a calcare diversi palcoscenici italiani e esteri e nessuno si è mai permesso finora di apostrofarmi in base alla mia sessualità, solo a Roma mi è capitato!” Nel servizio video l’intervista.
Anna Ammanniti
