(di Anna Ammanniti) L’Istat ha diffuso il 9 luglio 2020 i dati di 7.357 comuni (su un totale di 7.904, il 93,1%), per i quali è stato possibile un consolidamento fino al 31 maggio 2020, anche grazie all’integrazione della fonte anagrafica (ANPR e comuni) con i dati dell’Anagrafe tributaria.
L’ampia base dati, che copre il 95% della popolazione residente in Italia, consente di valutare gli effetti dell’impatto della diffusione di Covid-19 sulla mortalità per genere ed età. Il report del 9 luglio presenta un’analisi della mortalità totale e dei soggetti positivi al Covid-19 deceduti nel mese di maggio 2020 e un aggiornamento delle analisi relative al periodo gennaio-aprile 2020. La sorveglianza raccoglie dati individuali dei soggetti positivi al Covid-19, in particolare quelli anagrafici, il luogo di domicilio e residenza, alcuni dati di laboratorio, informazioni sul ricovero e sullo stato clinico, sulla presenza di alcuni fattori di rischio e l’esito finale (guarito o deceduto). I dati relativi a tutti i casi di Covid-19 diagnosticati microbiologicamente (tampone naso-faringeo positivo a SARS-Cov-2) provenienti dai laboratori di riferimento regionali, vengono raccolti dalle Regioni e Province Autonome attraverso una piattaforma web dedicata e aggiornati quotidianamente da ciascuna Regione. [button link=”” icon=”fa-search” size=”small” side=”left” target=”” color=”b70900″ textcolor=”ffffff”][/button]Questa la sintesi dei principali risultati. Il numero di casi Covid-19 segnalati in Italia ammonta a 232.639 fino al 31 maggio 2020, raggiunge il massimo nel mese di marzo, con 113.35, e diminuisce progressivamente nei mesi successivi; nel mese di maggio sono 22.893. L’1% dei casi Covid-19 (3.150) è stato diagnosticato nella fascia di età 0-14 anni e il 33% nella fascia di età superiore ai 75 anni: in quest’ultima classe di età le donne sono il 61%, anche in ragione della netta prevalenza femminile in questo segmento di popolazione. Si conferma la diffusione geografica eterogenea dell’epidemia di Covid-19 che ha portato a raggruppare le province italiane in tre classi: “bassa”, “media” e “alta” diffusione. Dal 20 febbraio al 31 maggio 2020 la Sorveglianza Nazionale integrata ha registrato 32.981decessi in persone positive al Covid-19; di queste, 15.133 (46%) sono decedute entro il 31 marzo 2020, 13.777 (42%) nel mese di aprile e 4.014 (12%) nel mese di maggio. La maggioranza dei decessi Covid-19 si registra nelle Province definite a diffusione “alta” (80%), il 14%nelle aree a diffusione “media” e il 6% in quelle a diffusione “bassa”. A differenza dei casi positivi, tra i decessi Covid-19 prevalgono quelli maschili (52%). Nel mese di maggio si esaurisce il drammatico “eccesso di mortalità” dei mesi di marzo e aprile 2020, grazie alle misure di prevenzione non farmacologiche messe in atto. A livello medio nazionale, i decessi totali del mese di maggio risultano lievemente inferiori alla media dello stesso mese del periodo 2015-2019 (47.100 nel 2020, -2,2%), a fronte di un incremento del 49,4% di marzo 2020 (82.260 deceduti) e del 36,6% di aprile (67.135). Solo nell’area ad alta diffusione dell’epidemia persiste ancora nel mese di maggio un lieve eccesso di mortalità (3,9%), concentrato nelle regioni più colpite. Nel mese di maggio la mortalità totale torna sui livelli medi 2015-2019 e si esaurisce il drammatico eccesso di mortalità osservato, con riferimento alla mortalità totale, nei mesi di marzo e aprile 2020 a seguito della diffusione dell’epidemia Covid-19. Considerando l’andamento dei decessi per il complesso delle cause nel primo bimestre del 2020 rispetto al periodo 2015-2019 e quello nei mesi di marzo e aprile 2020, si può constatare come a partire da marzo ci sia stata una importante “rottura” della tendenza alla diminuzione della mortalità ravvisabile a inizio 2020. A livello medio nazionale, i decessi totali del mese di maggio 2020 risultano lievemente inferiori alla media dello stesso mese del periodo 2015-2019 (47.100 nel 2020, -2,2%), a fronte di un incremento del 49,4% di marzo 2020 (82.260 deceduti) e del 36,6% di aprile (67.135). L’evoluzione giornaliera degli scostamenti dei decessi cumulati del 2020 dalla corrispondente media 2015-2019 mostra chiaramente come la crescita dei decessi si sia innescata tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo. Durante il mese di marzo nelle aree più interessate dall’epidemia il numero di morti inizia rapidamente ad aumentare rispetto alla media 2015-2019 dello stesso periodo. L’eccesso di mortalità registrato nei mesi di marzo e aprile 2020 è ancora più accentuato negli uomini. Dalla seconda metà di aprile si osserva un’inversione di tendenza, l’eccesso di mortalità, misurato come rapporto tra i decessi cumulati del 2020 e quelli dello stesso periodo del 2015-2019, inizia a diminuire in entrambi i generi e per tutte le età, sebbene con ritmo e intensità diverse. L’analisi della mortalità generale nei primi 5 mesi del 2020 porta ad una stima di 36.445 decessi in eccesso rispetto allo stesso periodo del 2015-2019. L’impatto del Covid-19 ha molto probabilmente causato nelle persone con condizioni di salute estremamente compromesse l’anticipazione delle morti che sarebbero comunque avvenute nel breve periodo. Può essere ipotizzato che, in alcuni casi, il Covid-19 possa non essere la causa principale del decesso, ma semplicemente una concausa e che pertanto non abbia un impatto diretto sulla mortalità complessiva. Come è stato più volte indicato nei Rapporti precedenti il contributo dei decessi Covid-19 è prevalentemente ascrivibile ai decessi avvenuti tra le persone decedute di 50 anni ed oltre, per cui è la mortalità generale in questa fascia di età che è stata confrontata con quelle delle persone decedute con tampone positivo Covid-19, della stessa fascia di età. Se si confronta la mortalità generale con quella Covid-19 nelle province ad alta diffusione, la mortalità Covid-19 contribuisce al 28% della mortalità generale: in particolare nei mesi di marzo e aprile il contributo dei decessi Covid-19 è pari al 30%, mentre scende al 16% nel mese di maggio. Nelle province a diffusione media il contributo del Covid-19 è pari al 10% mentre scende al 3% nelle province a bassa diffusione (1% se si considera il solo mese di maggio). [button link=”” icon=”fa-search” size=”small” side=”left” target=”” color=”b70900″ textcolor=”ffffff”][/button]Ora diamo un’occhiata alle cause di morte nel periodo 1° marzo – 15 maggio 2017 e un confronto con i decessi Covid-19 nel 2020. Nel 2017, nel periodo 1° marzo–15 maggio il numero di decessi avvenuti in Italia è stato pari a 131.018 casi, con un’ampia variabilità sul territorio nazionale. In questo periodo le cause di morte principali sono le malattie del sistema circolatorio con il 36% dei decessi totali, cui seguono i tumori con il 28%, le malattie del sistema respiratorio (8%), le demenze e l’Alzheimer (5%), le malattie dell’apparato digerente (4%) ed il diabete (3%). Tra le principali malattie del sistema respiratorio vi sono la polmonite, l’influenza e le malattie croniche delle basse vie respiratorie (tra le quali asma, bronchite cronica, broncopatia cronica ostruttiva, enfisema). Considerando tutti i decessi con presenza di almeno una malattia respiratoria abbiamo 33.295 casi, di cui 10.199 con polmonite. Nello stesso periodo i decessi con Covid-19 rilevati dal sistema di sorveglianza nel 2020 ammontano a 31.581.A meno di future indicazioni diverse da parte di organismi internazionali quali OMS e Eurostatil Covid-19 viene classificato nelle malattie respiratorie ,gruppo più ampio che oltre al Covid-19 comprende anche tutte le altre malattie del sistema respiratorio di persone non positive al Covid-19. Il confronto tra mortalità Covid-19 e con malattie del sistema respiratorio può essere comunque interessante soprattutto se si analizzano le frequenze a livello territoriale. La distribuzione dei decessi per regione delle malattie del sistema respiratorio riflette quella della mortalità per tutte le cause, mentre completamente diversa è quella dei decessi con Covid-19 che, non solo si discosta dalla geografia dei decessi della mortalità generale, ma è anche fortemente concentrata in alcune regioni. La Lombardia si conferma come la regione con il più alto numero di decessi Covid-19. Tra il 1° marzo e il 15 maggio 2017 i decessi totali in questa regione sono stati complessivamente 19.858 (il 15,2% dei decessi in Italia). Tra questi, 4.896 decessi avevano nel certificato di morte una malattia del sistema respiratorio (14,7%) e solo 1.820decessi avevano menzione di polmonite. Nello stesso periodo del 2020, in Lombardia si è concentrato il 48,7% dei decessi Covid-19, per un ammontare di 15.388 decessi, frequenza otto volte superiore ai casi di polmonite nel 2017 e tre volte superiore a quelli delle malattie del sistemar espiratorio. Nelle regioni del Mezzogiorno si verifica una situazione completamente diversa: dal 1° marzo al 15 maggio si concentra in questa area il 33% di tutta la mortalità del sistema respiratorio nel 2017 e il 5,6% del totale dei decessi Covid-19 nel 2020. Considerando l’evoluzione nel tempo si evidenziano le marcate differenze tra la tendenza Covid-19 da un lato, con un andamento dei decessi fortemente differenziato per regione, e la stabilità temporale. L’ammontare totale dei decessi nel 2020 è il risultato dell’interazione di diverse componenti: la mortalità direttamente imputabile a Covid-19 e la mortalità per altre cause non direttamente ad esso correlata. Quest’ultima componente, a sua volta, è stata in parte modificata dagli effetti indiretti dell’epidemia. Anna Ammanniti
