( di Anna Ammanniti) Secondo quanto riportato da Proiezioni di Borsa, il noto network del mondo dell’economia e finanza, la Guardia di Finanza sta controllando i conti correnti di piccoli e grandi evasori.
I dati Istat parlano di un’evasione fiscale in Italia che vale il 12% del PIL, quantificata in 211 miliardi di euro. Commercio all’ingrosso e al dettaglio, ristorazione, servizi alla persona, lavoro in nero o clandestino, sono queste le categorie azioniste di maggioranza dei 211 miliardi di euro di evasione fiscale. I lavoratori autonomi e le imprese autonome sono i maggiori evasori: solo nel 2017 sono riusciti a non versare il 69,6% dell’Irpef, pari a 32,1 miliardi di euro, raggiungendo il record degli ultimi sei anni. Su 46,1 miliardi di euro d’imposta, nelle casse dello Stato ne sono entrati soltanto 14. Come emerso dalla relazione della Commissione UE sui pagamenti dell’imposta sul valore aggiunto, l’Italia è il paese dove si paga di meno l’IVA e, da solo in nostro Paese, copre il 25% dell’intero evaso comunitario con un buco di 33,5 miliardi di euro. Secondo l’Istituto nazionale di statistica, il 41,7% del sommerso economico si concentra nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, trasporti e magazzinaggio, attività di alloggio e ristorazione, dove si genera il 21,4% del valore aggiunto totale. Il vero problema in Italia resta però il lavoro in nero. Nel 2017 3,7 milioni di persone hanno lavorato senza avere un contratto regolare con una crescita dello 0,7% rispetto all’anno precedente. Il Governo Conte ha garantito lotta all’evasione fiscale tramite la lotteria degli scontrini e gli incentivi a chi usa il bancomat. L’obiettivo è quello di rientrare nei 211 miliardi di euro di sommerso. La Guardia di Finanza sta passando al setaccio versamenti, prelievi e qualsiasi movimentazioni di denaro sui conti correnti di piccoli e grandi evasori. Il monitoraggio dei conti da parte delle Fiamme Gialle mira a stanare eventuali frodi fiscali e reati tributari. Qualsiasi movimento che si ritenga sospetto non passa soltanto al vaglio dell’Agenzia delle Entrate, ma subisce anche l’intervento della GdF. Ogni anno, gli istituti di credito sono chiamati a comunicare al Fisco i dati contenuti nella cosiddetta Anagrafe dei conti correnti. Si tratta di un archivio telematico attraverso il quale è possibile conoscere le ricchezze di ciascun risparmiatore su cui è possibile eseguire gli accertamenti. Utilizzando l’Anagrafe dei conti correnti la Guardia di Finanza, congiuntamente all’ausilio del Fisco, riesce a stanare i movimenti sospetti sul conto corrente. Il contrasto all’evasione fiscale e al reato di riciclaggio è il filo rosso che collega tutte queste operazioni di verifica. Grazie all’anagrafe dei conti bancari la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate possono risalire anche ad eventuali depositi di redditi non dichiarati. Anna Ammanniti
