(di Alessandro Andrelli) De Donatis dribbla tutti e per l’ennesima volta lascia ai box Natalino Coletta. Un pit stop senza fine quello dell’ “assessore in pectore” più chiacchierato e deriso della città a fronte di una nomina che è diventata una barzelletta perché sempre promessa e mai arrivata.
Sembra proprio che questo incarico non “s’ha da dare” e che, quindi, ogni scusa sia buona per rimandare la tanto sospirata nomina a fronte di motivazioni banali e di qualcosa che sempre non va. Scavalcato ed oscurato ad inizio legislatura dalla Paolacci, che senza voti e senza consenso popolare è regina indiscussa della giunta da quattro anni con la delega al bilancio, Coletta è rimasto a guardare la passerella di assessori che si sono susseguiti e a incarnare il perfetto “yes man”. A nulla sono valse le preferenze avute e i passaggi in opposizione della lista “reggente” di Vinciguerra, né tantomeno le promesse ed i discorsi sulle opportunità. Così, mentre la Paolacci impera indisturbata radendo al suolo Sora e Gemmiti è blindato nel ruolo di maggiordomo politico tuttofare della peggiore “sindaca” che mai si può immaginare, Coletta sta lì ad alzare la mano in consiglio e ad aspettare che giunga il suo turno “nell’isola che non c’è“. Anche se arrivasse la nomina all’Ambiente (di cui tanto si chiacchiera in giro) cosa potrebbe fare il neo assessore in così poco tempo? Nulla perché quello che si doveva distruggere già è stato raso al suolo e ricostruire non è facile. Quale potrebbe essere oggi il suo contributo? Nessuno perché non riuscirebbe neanche a capire le criticità più banali prima della fine del mandato. L’ennesima presa in giro per Sora, per i sorani e per l’interessato da parte di “uno, nessuno e centomila” De Donatis che, studiando la situazione a tavolino e non lasciando niente al caso, al momento detiene a sé le deleghe ai lavori pubblici, all’urbanistica, alla pianificazione, all’ambiente, al personale e chi più ne ha più ne metta. Essendo, poi, un’anima e un cuore con la Paolacci detiene di fatto anche il controllo del Bilancio e dei Tributi, lasciando solo briciole infinitesime agli altri e alimentando malcontenti sempre più grandi. Il primo scoglio è il prossimo consiglio comunale per il quale regna il caos. Sembrerebbe che Bruni stia facendo le pulci sui punti all’ordine del giorno e che non è detto che li voti. Già in passato aveva fatto saltare la Deliberazione inerente l’alienazione delle case popolari, presentata dalla sua collega di partito Simona Castagna. Voci vicine alle stanze del potere dicono che tra De Donatis e Bruni, sotto una fitta coltre di gentilezza affettata, sia guerra aperta e che non si sa come voterà l’ex delegato. D’altro canto si mormora che la cacciata di Bruni fosse dovuta. Troppe le problematicità denunciate e riscontrate, in aggiunta ad una misura piena in cui il limite era stato già da tempo superato. Chi si è fatto una passeggiata sul cantiere del campo da golf, racconta che la pessima ed acclarata idea progettuale ha generato qualcosa di inguardabile, togliendo spazi verdi utili ai cittadini ed alle famiglie, senza immettere valore aggiunto di sorta. Per non parlare delle chiacchiere che ci sono in giro e che raccontano l’irraccontabile. E mentre Sora è spezzata da quattro anni di governo sfasciato ed indescrivibile dove è diventato vero ciò che mai poteva essere neanche lontanamente immaginato, quasi quasi Mosticone riscopre “la diga” quale rilancio di un territorio per turismo, attività commerciali e voglia di cambiare le cose. Tutti sembrano aver dimenticato quanto l’hanno osteggiata, facendone la bandiera del mal governare. Ricordiamo che la tanto denigrata “diga” è stata costruita grazie a un finanziamento, il mini golf è figlio di un mutuo. Veramente siamo all’assurdo, così assurdo da non poterlo neanche raccontare. Sora ha necessità di risorgere, di respirare capacità diversa e un nuovo modo di pensare. È finito il tempo dell’orticello privato o dell’agenda di Lino Caschera… la città ha bisogno di gente capace perché il 2021 è vicino. Alessandro Andrelli
