Editoriale – Sora: De Donatis e Bruni, chi è senza peccato scagli per primo la pietra

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) È l’inizio del 2016 quando De Donatis, contro ogni ideologia e senza il minimo amore per Sora, mette insieme il “peggio politico” e inventa la Piattaforma del “cambiamento” e della “trasparenza” per essere chiamato sindaco. Con astuzia e furbizia, riesce ad ingannare i sorani e, così come aveva fatto cinque anni prima con la sinistra, porta a distruzione la città dando vita alla peggiore maggioranza che Sora ricordi a memoria d’uomo.

Sin dal primo momento, l’auto nominato leader “dell’aria nuova” è perfettamente cosciente di aver messo insieme il peggio del peggio. E se da una parte unisce tutti quelli che avevano ricattato senza ritegno il sindaco Tersigni e che erano stati cacciati dalla sua maggioranza a fronte di richieste continue di potere (ne avevano già tantissimo) e di promozioni contro ogni corretto amministrare, dall’altra aggiunge “i pessimi” raccattati in panchina, gli attori di cabaret capaci solo di sceneggiate senza concretezza e i soldatini adatti unicamente ad alzare la mano. È la peggiore brigata mai vista. De Donatis l’ha pensata, studiata e fatta apparire pulita per bramosia della fascia (indossata anche a rovescio a preannuncio, dicono, di eventi funesti) e per volontà inarrestabile di salire sul trono. Il sindaco si mostra politicamente “uno, nessuno e centomila” e, in maniera scientifica, opera mettendo in ginocchio Sora e i sorani senza pensarci due volte. I quattro anni seguenti di governo rappresentano, fuori ogni ombra di dubbio, la disfatta della città, vittima pilotata inconsapevolmente nelle scelte, fatte soltanto perché ingannata senza ritegno e senza pietà. Si assiste all’inverosimile. Auto proclami e auto acclamazioni quotidiane (riportati da penne amiche o in streaming, contro ogni evidenza o ogni realtà) che buttano solo fumo negli occhi alla gente senza concretezza alcuna. Sporcizia ed abbandono ovunque (non si conosce più il significato di decoro) con topi a passeggio davanti ai negozi e erba alta anche per le vie del centro. Periferie completamente abbandonate con opere pubbliche lasciate chiuse a marcire. Debiti a non finire (contratti anche con dubbia legittimità) per realizzare interventi futili o ingegneristicamente discutibili. Finanziamenti persi per incapacità ed inerzia senza battere ciglio. Distruzione totale del Palazzo comunale trasformato in Alcatraz e dell’intera macchina amministrativa, polverizzata a seguito di riorganizzazioni senza fine, pensate forse solo per creare caos, mandare il sistema in crisi e poter agire indisturbatamente. Morte di realtà e servizi importanti, rasi al suolo “a gratis” senza progetti alternativi e concreti a controbilanciare ciò che è stato smantellato e distrutto. Risarcimenti pagati ed altri molto probabilmente da pagare in futuro, per decisioni di maggioranza scellerate dovute a “persecuzioni politiche” dettate dall’odio e dal non sapere amministrare. Progetti, fatti solo di faldoni gialli ed elicotteri protagonisti di show a soggetto, non attribuibili ad un operato proprio o implosi nel limbo del nulla senza definizione e conclusione alcuna. Inchieste giudiziarie di vario tipo, per lampadine sparite, affidamenti discutibili e procedure sbagliate. Dimissioni inspiegabili (Presidente dell’Ambiente Surl e Nucleo di Valutazione) e incarichi professionali dati contra legem in procedura semplificata e fiduciaria a fronte di una suddivisione illegittima degli importi. Per non parlare delle chiacchiere (tantissime!!!) complete di cifre e nomi precisi che infinito scalpore hanno generato più volte ed in momenti diversi in città. Tutto questo e tanto altro ancora è successo sotto gli occhi di De Donatis, responsabile in primis di una disfatta annunciata e poi complice silente e compiacente della distruzione quotidiana, nonché burattinaio consapevole del fare e dell’essere di tutti i suoi burattini. Schiaffeggiato, ad un tratto ed inaspettatamente, dall’infinita boria politica di Bruni che rifiuta di firmare il patto di fine legislatura e inizia a fare politica “contro” dimenticando gli abbracci e le intese precedenti, il sindaco sopporta in silenzio pur di restare seduto sul trono. Con l’unico obiettivo di andare avanti, accetta anche gli infiniti articoli politici che vedono Bruni, Caschera e Di Stefano protagonisti, più o meno velati, di nuovi accordi politici di futura organizzazione elettorale. Il primo cittadino continua a fare buon viso a cattivo gioco anche quando diventano insistenti le voci di incontri ripetuti di “quattro amici al bar” (Di Stefano padre, Di Stefano figlio, Di Carlo e Bruni), nemici tra loro solo di facciata ma amici ed alleati quando si tratta di spartire il potere nella corsa del 2021, per cui il navigato ed astuto Enzo costruisce, assiduamente e con cura certosina, il posto a sindaco per il figlio (o per se stesso???) non curante di mettere insieme di nuovo tutto il peggio che c’è. De Donatis incassa tutto in silenzio e appare perdente sotto ogni punto di vista. In realtà, invece, da buon burattinaio che conosce a menadito il gioco perché è stato proprio lui il primo ad inventarlo, nasconde il fuoco sotto la cenere e carica i cannoni. Con numeri stretti alla mano, spara inaspettatamente, certo di essere blindato di nuovo. Grazie alla fedeltà di Lecce e della Castagna, al supporto “a stampella” di Vinciguerra ed alle mirate astensioni della D’Orazio, con astuzia e furbizia, ancora una volta, “uno, nessuno e centomila” De Donatis si salverebbe di nuovo e fa scacco a Bruni che, colto in contropiede, si trova spiazzato e seduto per terra. A nulla serve che il partito corra in sua difesa (ma chi comanda è consapevole di chi sta proteggendo?), perché in un colpo solo il sindaco ha detronizzato il delegato ai Lavori Pubblici nonché “signore” dell’Ambiente ed ha impugnato saldamente le redini. I modi dei due politici senza scrupoli si equivalgono. Il duello è agguerrito. La sete di potere infinita. La voglia di comando ancora di più. Si pensa solo alla corona da sindaco e si litiga per metterla o tenersela in testa. Anche chi vuole apparire nuovo di fatto è più vecchio che mai. Una cosa è certa. Sono sempre i soliti nomi e le solite facce, che si ritrovano di qua e di là, che dicono e sdicono, che si truccano e si struccano rigenerandosi, ma che pensano solo e soltanto a se stessi e a costruire il proprio successo. Nessuno di loro si cura di Sora, nessuno pensa ai sorani. L’amore per la città non esiste. Ne è prova questa lotta spietata al potere iniziata a più di 12 mesi dalle elezioni, mentre una pandemia mondiale, ancora in corso, ha messo in ginocchio l’intera città. Non sono questi i rappresentanti politici che servono ai sorani, non sono questi i nomi che decreteranno la rinascita di un territorio, non si può contare su chi si abbraccia e si azzanna a seconda della necessità. Sora ha bisogno di altro. Serietà, onestà e dedizione per risolvere con competenza ed amore i problemi e far risorgere il territorio. Questo è quello che serve, questo è quello che, se la gente è intelligente, voterà!!! Alessandro Andrelli
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