Lettera aperta dell’ordine degli avvocati di Cassino, al ministro della Giustizia.
Onorevole Ministro, mi permetto di disturbarla in questo momento di grande difficoltà per il nostro Paese e per il nostro settore. Due doverose premesse, per fugare ogni dubbio. La prima: la mia idea politica e la mia visione del mondo non c’entrano nulla con quanto le scrivo (sono considerazioni di politica forense scevre da qualsivoglia altra implicazione). La seconda: sono Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Cassino, di “frontiera” giudiziaria e di dimensioni medio-grandi (come ormai anche il nostro Tribunale)” ha esordito così l’avvocato Gianluca Giannichedda. “Ho resistito molto – ha aggiunto – dall’esternarle il mio pensiero, nonostante sia stato tentato di farlo sin dall’inizio dell’emergenza. Ho evitato di scriverle quando, ad emergenza già conclamata, Lei attendeva a sospendere le udienze ed i termini processuali, costringendo avvocati, cancellieri, giudici ed utenti a fare udienza in spazi angusti, senza presidi, senza nessuna sicurezza, tanto da obbligare l’Avvocatura a proclamare l’astensione. Ho evitato di scriverle quando ha contribuito all’adozione del primo provvedimento di sospensione, tecnicamente errato e con gravissime lacune, subito evidenziate dall’Avvocatura. Ho evitato di scriverle quando ha pensato di introdurre le udienze da remoto, in un paese che di “remoto” può permettersi solo il passato, facendolo senza nessun investimento in strutture e sviluppo tecnologico e, circostanza più grave, senza nessuna attenzione per le garanzie delle parti processuali. Nei processi la procedura non è inutile burocrazia bensì una garanzia. Sul punto volevo evidenziarle che il processo nasce come luogo di definizione di conflitti non come luogo di autocelebrazione del potere dello Stato. Se il processo non è in grado di “fare giustizia” ma si limita a “fare sentenza”, meglio rinunciare alla giurisdizione e giocarcela ai dadi, affidando alla sorte l’esito del giudizio. Ho evitato di scriverle quando, in piena emergenza e nella grandissima incertezza, mentre i Presidenti dei Tribunali ed i Presidenti dei C.O.A. si cimentavano con le difficoltà operative, combattendo in prima linea, il Suo Ministero si barricava in un silenzio assordante che rendeva ancora più incerto il futuro. Ho evitato di scriverle quando non si capiva se gli Avvocati avessero o meno diritto all’elemosina di Stato. Ho evitato di scriverle quando molti Avvocati mi hanno chiamato per chiedermi cosa ne sarà della Giustizia e cosa succederà “dopo”, anche perché dubito mi avrebbe potuto rispondere. Mi chiederà perché ho deciso di scriverle ora. Perché è il momento di ripartire, ma i rischi sono tanti! Perché, a fronte del Suo silenzio, nella circolare del 2 maggio scorso il Capo Dipartimento del Suo Ministero, argomentando sulle misure preliminari per la riapertura, ha ritenuto di scrivere a tutti (Presidenti dei Tribunali, Procuratori della Repubblica, Dirigenti), tranne che agli Avvocati; ancora una volta mi è sembrato di leggere poca considerazione per l’Avvocatura, quasi fosse una mera “controparte” del sistema, che ci si può limitare semplicemente a “sentire”. Forse si è persa un’altra occasione per rimarcare il ruolo indispensabile degli Avvocati. E se Lei non ne fosse convinto, Le basterebbe entrare in qualsiasi Tribunale italiano, per rendersi conto che, senza il contributo degli Avvocati e dei Consigli dell’Ordine, i Tribunali non potrebbero stare aperti nemmeno come musei. Se vuole, venga a trovarci a Cassino così potrà verificare quanto fa l’Avvocatura. Viva la Giustizia! Viva l’Italia”.
