Nella giornata di ieri il sindaco Pierluigi Sanna è stato informato dalla ASL-RM 5 di un cittadino risultato positivo al Coronavirus, attualmente è in isolamento domestico.
Il numero dei positivi a Colleferro sale a dodici pazienti. Il sindaco Sanna, sentito il DG, sta prendendo immediatamente contatto col Servizio Igiene e Sanità Pubblica del Dipartimento di Prevenzione- Asl RM5, con il quale concordare le ulteriori azioni di protezione della collettività che dovessero necessitare. “Ringraziamo “gli addetti ai lavori” per il grande sforzo di queste settimane. Esprimiamo tutta la nostra vicinanza al paziente e alla famiglia, in un momento di sofferenza come questo. Chiediamo a tutti di osservare con rigore le prescrizioni e solo gli avvisi di natura istituzionale.” Queste le parole del sindaco Sanna che ricorda anche che in questo periodo è necessario “deporre un po’ di ipocrisia”. “Troppa gente in giro. Ci può stare come affermazione. Non si fanno i controlli. Non ci può stare come affermazione. Primo perché i controlli si fanno egualmente a prima (magari più mirati a specifici settori, diminuendo i posti di blocco che servono ora davvero a poco). Secondo perché la Polizia Locale, le forze dell’ordine in generale hanno ben poco da controllare se non la distanza interpersonale. Ricordo a tutti che col nuovo Dpcm molte cose prima vietate sono tornate consentite e normali (affetti stabili, attività motoria e sportiva, coltivazione fondo agricolo ecc. ecc.) Per chi auspica sanzioni “più elevate”, manganellate ed idranti sfollagente occorre rispondere che non è “consentito”, oltre che “inopportuno”. Le frasi: “è colpa degli anziani che girano senza mascherina” oppure “è colpa dei giovani a gruppi” possono avere dei barlumi di verità ma suonano molto da scarico delle responsabilità. Gli anziani vanno aiutati a superare questo momento difficile per loro più che per tutti. I giovani vanno avvertiti, educati e poi redarguiti possibilmente prima a casa e poi dagli organi di polizia che invece di essere ringraziati per il lavoro immenso di questi mesi passano altalenanti dalla descrizione: “sceriffi” a quella “fannulloni”, oppure dalla frase “col drone ci spiate nelle case” a quella “c’è un mare di gente e voi vi girate dall’altra parte”. Ora, al netto della faccenda che riguarda in generale l’uso indiscriminato dei social, vogliamo deporre un po’ di ipocrisia tutti insieme? Dobbiamo imparare, tutto qua. Non si può convivere col virus stando segregati per un anno intero ed allo stesso modo non ci si può convivere tornando a come eravamo prima senza usare alcuna protezione. È una questione prima di tutto di educazione e percezione del pericolo che deve iniziare a diventare naturale: se c’è un incendio che facciamo? Ci allontaniamo o ci buttiamo tra le fiamme? Ci mettiamo il fazzoletto bagnato sulla faccia o respiriamo il fumo a pieni polmoni? Cosa insegniamo ai nostri figli in caso di incendio? Chi si butta nelle fiamme di solito sono solo gli addetti ai lavori e ben protetti. Dicasi in diverse modalità la stessa cosa per alluvioni o terremoti. Il Covid va inteso così: percepire il pericolo, educare gli altri alle precauzioni, conviverci senza eccessi. Per tutto il resto si fa quel che si può…” Anna Ammanniti
