Boville – Guarita dal Covid, Letizia è pronta a tornare in corsia

Alessandra Cinelli
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A ventisei anni è risultata positiva al coronavirus. Probabilmente tra le più giovani d’Italia ad averlo contratto.

Del resto Letizia è un’infermiera, lo era prima del covid e in questa emergenza non si è mai tirata indietro pur sapendo quali fossero i rischi. Ha timbrato il cartellino fino alla fine. Fino a quando quel maledetto tampone non ha dato esito positivo. Sono stati giorni difficili: la paura di contrarre il virus e di portare il nemico in casa, la distanza forzata dalla figlia, dal marito e dal resto della famiglia. Oggi Letizia ha vinto la sua battaglia contro il virus e presto tornerà al lavoro, tra i suoi pazienti. Cosa vuol dire per te essere infermiera? Il primo giorno di università una professoressa ci disse: “Ogni volta che vi avvicinerete ad un paziente, immaginate che si tratti di un vostro familiare; non vorreste che riceva il massimo dell’assistenza?”. Ho sempre pensato a questa frase che mi accompagna ancora oggi, sempre. Essere infermiera non è solo un lavoro, non può esserlo. E’ prendersi cura di un paziente a 360 gradi tentando, attraverso l’empatia, di immedesimarsi in ciò che sta vivendo. Quando ti sei accorta che qualcosa non andava? Sapevo di lavorare in un reparto covid, quindi avevo messo in conto un possibile contagio. Ho avuto un raffreddore con anosmia ( perdita dell’olfatto) e ageusia (perdita del gusto), sintomi tipici del covid-19 e mi sono allarmata. I miei dubbi sono diventate realtà con il tampone: ero positiva. Questi lievi sintomi sono durati solo tre giorni e fortunatamente non ne ho avuti altri. Come vi siete organizzati in casa? La cosa più difficile è stata proprio isolarmi, avendo una bimba di 3 anni. Con mio marito le abbiamo fatto credere che ero al lavoro ed invece ero chiusa in camera. Qual è stato il momento più difficile? Sicuramente quando ho eseguito il primo tampone per vedere se ero guarita ed invece ero ancora positiva. E’ stata dura superare la delusione, ma è passata. Quello più bello? Il compleanno di mia figlia Aurora, il 28 aprile scorso. Io ero ancora in quarantena però erano già passati 21 giorni. Con le dovute precauzioni, sono uscita dalla stanza e ho trascorso qualche ora con lei. A fine giornata mi è venuta vicino e mi ha detto: ‘Mamma sono contenta, è stata una bella festa con te e papà’. Per la prima volta, dopo tre anni, mi sono resa conto che sto facendo bene e sono orgogliosa di me stessa come mamma. Cosa ti ha insegnato questa brutta esperienza? Mi ha insegnato che non bisogna dare nulla per scontato. Mi ha fatto anche capire realmente quali sono le persone che contano nella mia vita, le stesse che c’erano ieri e che ci saranno anche domani. Tornerai al lavoro? Certo che tornerò al lavoro. Tante volte mi sono sentita in colpa nei confronti di mio marito e di mia figlia. Ho contratto il virus in reparto e in questi giorni di isolamento, mi rendo conto ti aver tolto qualcosa soprattutto alla mia bambina. Però sono orgogliosa di essere un’infermiera e continuerò ad esserlo. Un grazie… Non so come avrei potuto affrontare questo periodo senza il sostegno materiale e psicologico di mio marito. Ho sempre saputo che è un padre esemplare ma in questi  giorni ne ho avuto la conferma. Di vitale importanza sono stati i miei genitori e mia sorella, mi hanno riempito di cibo e soprattutto di Nutella! Un grazie poi ai miei suoceri, a tutti i miei familiari e amici che mi sono sempre vicini, non solo in questo momento. Tornerò presto dai miei fantastici colleghi che stanno svolgendo un lavoro meraviglioso, sono orgogliosa di tutti loro.
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