“Ho chiamato 30 volte e sono pure andata al Comune. Ma niente. La pulizia la faremo io e mio figlio.Così non possiamo più stare”. Queste sono le parole di una donna residente in zona Trecce, a Sora. E quelle che vi mostriamo a corredo di questo articolo sono le immagini che raccontano lo stato di degrado che regna davanti l’impianto sportivo Giuseppe Panico, ex Trecce.

La zona, come è ben noto a tutti, di solito è molto frequentata da sportivi e famiglie che accompagnano i propri figli a

divertirsi facendo attività motoria. Ora, con il covid19 e la quarantena, la zona è stata provvisoriamente “abbandonata” dagli atleti ma in questi giorni, di certo, la zona ricomincerà ad accogliere ciclisti e corridori. Chi vive lì però, da ben 5 mesi vede l’incuria e la sporcizia, le siringhe molto probabilmente utilizzate da qualche tossicodipendente che ha approfittato del buio per assumere una dose. La signora residente ha interpellato (ha sottolineato d’averlo fatto ben 30 volte) il Comune sollecitando un intervento di ripristino della pubblica illuminazione e di pulizia. Purtroppo, ad oggi senza ottenere nulla. E allora, stanca di vedere a pochi passi da casa una situazione di costante indecenza, ha deciso di intervenire lei stessa col supporto del figlio. Del resto cinque mesi sono tanti e il disagio per chi è abituato al pulito e all’ordine, c’è. Occorre che chi ha la responsabilità di tutela, mantenimento e controllo dei luoghi, si attivi. Il Comune, gli amministratori alla guida della città non possono mancare in questo. La qualità della vita, banalmente, comprende anche il decoro.
Valeria Altobelli