Focus – Coronavirus Fase 2, il ministro Speranza: “Prudenza e responsabilità, non è tutto finito”

Anna Ammanniti
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Il ministro della Salute Roberto Speranza alla vigilia della Fase 2 dell’emergenza sanitaria Coronavirus mette in guardia l’Italia riguardo il graduale allentamento del lockdown contro il Covid 19.

Domani lunedì 4 maggio parte una nuova fase di questa tragica emergenza sanitaria legata alla diffusione del letale virus che ha contato finora solo in Italia quasi 30 mila morti. Domani circa 4 milioni e mezzo di lavoratori torneranno ad essere operativi, ciò non significa però che la quarantena si è conclusa. Il ministro Speranza richiama alla prudenza e alla responsabilità individuale: “Il Coronavirus non verrà mai battuto da un atto di governo e non basta un’ordinanza o un decreto, sono strumenti messi in campo che servono, ma quello che conta davvero è il comportamento di ciascuno e non potranno essere i controlli a determinare l’esito di questa sfida. Non vorrei che passasse il messaggio che tutto sia stato risolto. L’epidemia è in corso, domani parte una fase nuova e questo grazie ai comportamenti dei cittadini. Voglio ricordare che qualche settimana fa avevamo 4mila persone in terapia intensiva, ora l’indice di contagio è sotto 1, significa che l’epidemia si sta riducendo. Ma guai a pensare che sia tutto finito. Tutte le scelte che abbiamo fatto, le abbiamo fatte su indicazioni del Comitato tecnico scientifico, perché non possiamo decidere sulla base di un sentimento ma su dati scientifici che ancora ci dicono che questo virus è pericoloso”. Il ministro Roberto Speranza chiarisce, che verrà valutata l’evoluzione dell’epidemia in ogni singolo territorio sulla base di tre macro aree di valutazione e 21 criteri specifici con delle soglie allarme che diranno cosa sta avvenendo. “Abbiamo scelto di partire riavviando il motore industriale, produttivo del Paese” perché, spiega Speranza, “tenere il motore spento troppo a lungo sarebbe un prezzo troppo alto per l’Italia sia in termini di Pil che in termini sociali”. Anna Ammanniti  
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