Sta vivendo un primo maggio inedito la città di Ferentino. Una giornata diversa rispetto a quelle degli anni passati. Per Ferentino il primo maggio è il giorno in cui le celebrazioni patronali raggiungono l’apice e la città solitamente si riempie di migliaia di persone. E’ il giorno in cui Sant’Ambrogio Martire, patrono di Ferentino e della diocesi, viene portato in trionfo per le vie della città tra due ali di folla in visibilio.
Quest’anno tutto questo non c’è stato purtroppo. Il dannato virus codificato Covid-19 ha rovinato la festa, ma, attenzione, dopo avere causato migliaia di morti in Italia e nel mondo. Prima d’ora c’era riuscito soltanto la seconda guerra mondiale nel 1944 a far saltare le celebrazioni patronali a Ferentino. Per cui quello che accade oggi è qualcosa di particolarmente grave. Ciononostante non sono mancati questa mattina in città spunti di riflessione e commozione. In una città vuota e silenziosa, a sorpresa, in Cattedrale (per motivi di sicurezza non era stato annunciato prima) la statua di Sant’Ambrogio Martire è spuntata fuori, tra le arcaiche colonne e navate del Duomo ed è rimasta esposta sulla macchina processionale durante la celebrazione presieduta dal Vescovo Ambrogio Spreafico e concelebrata dal Vicario generale Giovanni Di Stefano e da don Giuseppe Principali. Tra i banchi il sindaco Antonio Pompeo e il presidente della Pro loco Luigi Sonni, insieme a quasi 1500 fedeli in formato fotografico… Sempre significative e toccanti le parole di monsignore Spreafico durante l’omelia, come pure il gesto del sindaco che si è tolto la fascia tricolore adagiandola ai piedi di Sant’Ambrogio affidando così la città al proprio protettore. Commoventi la benedizione alla città del Santo alla fine della messa, accompagnato all’esterno (“incollato” anche dal primo cittadino e da don Giuseppe) e fatto affacciare da piazza Duomo (nella foto) rivolto ai palazzi a valle, con tanti cittadini (in quarantena per il virus) alle finestre e sui balconi ad applaudire e a gioire. Emozionanti le lacrime di don Giuseppe. Ed ancora, brividi, poco più tardi, per il suono angoscioso e prolungato della sirena della guerra e lo scampanio a festa delle campane delle chiese di Ferentino. E che dire dei cittadini. Per loro lacrime e giubilo anche a distanza. Hanno seguito, in quarantena fiduciaria, la celebrazione dalle proprie case trasmessa in diretta da Radio Ferentino, Teleuniverso ed Ernica Tv. Ma per loro non è stato il solito primo maggio, senza vedere sfilare il martire in processione e tutto il resto, dal mattino a notte fonda. I veri festeggiamenti sono solo rimandati, se lo augura fortemente tutta Ferentino, si spera quanto prima. Ciò significherebbe, peraltro, la fine particolarmente desiderata del coronavirus.
