(di Anna Ammanniti) Dall’inizio dell’emergenza sanitaria Covid 19 i medici combattono in prima linea la guerra contro il virus invisibile. Sono i nostri eroi, i nostri angeli, coloro che mettono in discussione la propria vita per salvare quella degli altri. È purtroppo terrificante il bilancio finora dei medici italiani morti per Covid-19: 152 decessi.

Il dott. Carlo Santucci di Roma è un giovane medico chirurgo e presta servizio presso l’ospedale Camposampiero di Padova. Il suo destino è quello di trovarsi nei posti nel momento in cui si ha bisogno della sua professionalità. Carlo è balzato agli onori della cronaca l’estate scorsa quando salvò la vita a una giovane donna colta da arresto cardiaco sul treno. Per quel gesto eroico, un massaggio cardiaco durato 40 minuti che ha tenne in vita la donna,
gli è stato riconosciuto dal presidente Sergio Mattarella il titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. A inizio epidemia il dott. Santucci, vincitore di un concorso pubblico, si trova in servizio a Padova quindi nel Veneto, una delle regioni maggiormente colpite dal malefico Coronavirus. E’ qui che si confronta giornalmente con colleghi dalla professionalità di altissimo livello. La sua giornata di lavoro è distribuita in due turni, quello di giorno e di notte. La sua attività si divide tra il Pronto Soccorso e il reparto in cui si trovano le persone con sospetta positività al virus. In quel reparto si fanno i tamponi, i test sierologici, le tac per valutare meglio le situazioni dei ricoverati.
Sono reparti chiusi e sanificati, si entra solo con tute e Dpa, è lì che il livello di attenzione è molto più alto, è proprio in quella zona dell’ospedale in cui ogni paziente positivo potrebbe contaminare i medici. Protezione e sicurezza sono i primi fattori che hanno fatto sì che i numeri dei decessi degli operatori sanitari in Veneto fosse abbastanza contenuto. La sanità nel Veneto è una grande macchina dove tutto funziona molto bene. Carlo dopo aver finito i turni di 12 ore, a termine della giornata molto impegnativa, non torna a casa, resta ancora in ospedale, l’emergenza sanitaria non ha orari. Nel reparto i cui si trova il dott. Santucci i pazienti sono spaventati, anche il supporto psicologico diventa molto importante. il virus è qualcosa di completamente sconosciuto, solo adesso si inizia a sapere meglio di cosa si tratta. I pazienti sono terrorizzati perché piombati nell’incognito, non sanno da chi hanno preso il virus, non sanno se sono stati contagiati i familiari, i loro parenti magari più anziani e quelli più fragili.

Il compito del medico in quel momento non è solo quello legato alla medicina, ma è anche il saper dare un sostegno emotivo.
“La medicina è come un sarto che veste il cliente su misura, noi medici dobbiamo riconoscere ogni paziente con le sue emozioni, dalla paura alla speranza di farcela e uscire presto dalla malattia. Ogni paziente ha la sua identità.” “Noi dobbiamo dare carica ai pazienti, trasmettere ottimismo, perché la stessa carica positiva ci tornerà indietro nella stessa misura e ci farà sentire realizzati e ci darà quella forza necessaria per continuare.” Si perché a volte anche ai medici dall’aspetto così forte e rassicurante capitano momenti di sconforto. Davanti a simili tragedie, alle migliaia di morti causate dalla pandemia, non è semplice restare impassibili. Il dottore cerca sempre di proteggere il paziente con un atteggiamento positivo, i momenti di sconforto vengono consumati in privato, in modo personale, da soli o con altri colleghi, ma mai davanti il paziente
“siamo il loro salvagente e non possiamo abbatterci!” “Dovremo imparare a convivere con il virus, con una nuova forma mentis, la capacità di adeguarsi al cambiamento. Oggi è il Coronavirus, domani sarà qualcos’altro. Il mondo, l’ambiente sta cambiando e non sappiamo cosa ancora ci riserverà. “
Guanti e mascherine faranno parte del nostro outfit, saremo come gli orientali, che già da tempo adottano i dispositivi di protezione. Tante volte li abbiamo visti passeggiare nelle nostre città, considerandoli a volte anche persone strane e buffi, ma la loro forma mentis è quella di avere un atteggiamento il più attento possibile, un popolo più ordinato, rispetto a noi latini. Il Coronavirus ha profondamente cambiato la nostra vita.
Anna Ammanniti