Msgc – Covid-19, infermieri in prima linea. Guai ad arrendersi, la loro è una missione (foto)

Alessandra Cinelli
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Hanno consacrato la loro vita al servizio dell’umanità, lo hanno fatto con convinzione e senso di responsabilità.

Lo hanno giurato sull’onore e se l’Italia chiama, loro rispondono. Sono angeli in corsia che non si arrendono. Domenico Reali lavora al pronto soccorso dell’ospedale Spaziani di Frosinone. È un padre e un marito,  ma è anche un infermiere. ‘Ce la faremo’ ci dice ‘Dovete però restare a casa’. Come è cambiato il vostro lavoro ai tempi del Covid-19? <E’ cambiato molto. L’ospedale Spaziani di Frosinone è diventato punto di riferimento provinciale per il Covid 19 e noi infermieri del pronto soccorso siamo stati chiamati a formarci ed aggiornarci per affrontare questa nuova emergenza. In particolare è stato allestito il pre triage in tenda, siamo stati preparati  all’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e all’attivazione di tutte le misure e procedure specifiche finalizzate alla gestione dei malati Covid 19>. Non solo pazienti Covid+. Com’è gestita la ‘diversità’? <Naturalmente ci sono da gestire anche gli altri utenti del pronto soccorso che devo dire, ultimamente, sono diminuiti, a conferma dell’uso a volte improprio che si fa del P. S. Continuiamo ad assistere pazienti con problematiche cardiologiche, chirurgiche, neurovascolari e ortopediche senza dimenticare le donne in gravidanza e i bambini. In tutti i casi, ogni paziente che accede al pronto soccorso viene sottoposto ad una indagine epidemiologica e infettivologica>. Molti di voi hanno figli, famiglia. Com’è vissuta la quotidianità? <In casa cerchiamo di adottare tutte le misure igieniche necessarie per evitare possibili contagi. Ad esempio quando torno da lavoro non permetto ai miei figli e a mia moglie di avvicinarsi, mi tolgo prima gli abiti e  le scarpe lasciando tutto fuori sul pianerottolo. Solo dopo essermi lavato bene consento alla mia famiglia di salutarmi. Ci sono alcuni miei colleghi che hanno deciso di lasciare momentaneamente la propria casa, oppure hanno mandato i figli dai nonni. Io non ho assunto una decisione così drastica, ma posso capirli> Come riuscite a gestire la paura del contagio? <La paura del contagio la combattiamo con la determinazione con cui ogni giorno portiamo avanti il nostro lavoro, anche se il peso emotivo in questo periodo si avverte più del solito>. Vi è capitato di dover offrire sostegno psicologico ai Covid +? <Il nostro lavoro ci porta sempre ad essere vicini a tutti i malati e ad offrire loro ogni sostegno. In particolare con i malati Covid questa nostra presenza è ancora più forte poiché deve sopperire alla mancanza e alla lontananza dei loro affetti>. E di chiamare a casa magari per comunicare eventi avversi? <Capita di dover fare delle comunicazioni che non vorremmo mai fare, ma è anche vero che altre volte comunichiamo  notizie positive: penso a quando un tampone è negativo e il paziente viene dimesso perché guarito>. Ce la faremo? <Certo. Ce la faremo tutti insieme  solo se osserviamo le misure emanate dalle Autorità competenti. L’invito è quello di restare a casa perché a casa si è protetti dal Covid 19. Noi da parte nostra ce la mettiamo tutta!>
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