FOCUS CORONAVIRUS – Cura e vaccino, risultati promettenti dal fronte medico/scientifico

Sara Pacitto
8 MIn Lettura
Viviamo il periodo più drammatico dal dopoguerra, che rimarrà indelebile nella nostra storia. Un’emergenza che ci ha travolto e sconvolto: abbiamo bisogno di risposte che solo il fronte medico/scientifico può darci. Ce la faremo davvero? Si può sconfiggere il virus che sta mietendo migliaia di vittime?

Prosegue la disperata ricerca alla cura. E’ importante, in questo momento in cui tutti siamo più fragili e vulnerabili, non solo fisicamente, attenersi alle indicazioni ed alle comunicazioni ufficiali, quelle vere: no alle bufale, no alle fake news, no alle strumentalizzazioni sulla pelle della gente. L’informazione professionale è quella che si basa sui risultati, in questo caso dati dal panorama medico e scientifico, e non “rimedi” divulgati per creare inconcludenti scoop. Negli ultimi giorni era circolato un video che proponeva un farmaco come fosse miracoloso: non è e non sarà Avigan la soluzione al Covid-19. I vertici di Lombardia, Veneto e Piemonte, forse investiti dall’ottimismo, hanno chiesto la sperimentazione di questo antivirale, accolta dal Ministro della Sanità, Roberto Speranza, che ha spiazzato anche l’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, impegnata invece nello studio di Avigan circa le perplessità del suo impiego. È il dr. Andrea Antinori, Direttore del Reparto di Immunodeficienze Virali al “Lazzaro Spallanzani” di Roma, a fare il punto «È un farmaco inibitore della polimerasi virale, attivo contro il Covid-19 ma in concentrazioni molto elevate. Ci vuole ancora tanta prudenza per capire se può essere un farmaco adatto in questo setting» In effetti né il Giappone né la Corea, paesi che meglio sono riusciti a contenere l’epidemia, hanno inserito Avigan tra i farmaci impiegati: non esistono studi sulla sua efficacia. Usato a Wuhan su poco più di 30 pazienti guariti, di cui non si conosce l’età, la condizione pregressa dei malati, dosi e tempi di somministrazione. Roberto Burioni, Professore Ordinario di Microbiologia e Virologia, Dottore di Ricerca in Scienze Microbiologiche, Specialista in Immunologia Clinica ed Allergologia, medico accademico e divulgatore scientifico italiano, attivo come ricercatore nel campo relativo allo sviluppo di anticorpi monoclonali umani contro agenti infettivi, mette in guardia sulla possibilità che Avigan, agendo sulla RNA del virus, ne provochi mutazioni e lo renda ancora più aggressivo; la stessa azienda che lo produce dimostra perplessità circa l’impiego in assenza di verifiche certificate. Intanto in Italia prosegue la sperimentazione e lo studio clinico di altri farmaci, sotto l’attento monitoraggio degli scienziati e di AIFA. Tra questi il REMDESIVIR, antivirale usato in passato per l’ebola, attualmente utilizzato in 12 presidi «L’impiego è compatibile con il Covid-19, spiega il dr. Andrea Antinori. Abbiamo già dei dati significativi in vitro che attestano il funzionamento del farmaco a concentrazioni molto basse». La CLOROCHINA, antimalarico spesso unito ad antivirali contro l’HIV «E’ utile contro il virus, continua Antinori, soprattutto per contrastare i fenomeni infiammatori, la cosiddetta tempesta citochimica, che è alla base delle forme più gravi della polmonite». Il TOCILIZUMAB è un anticorpo monoclonale che inibisce l’interleukina 6, usato come antireumatico, impiegato per bloccare l’eccesso di risposta immunitaria scatenato dall’aggressione del Covid-19, riducendone le infiammazioni polmonari: l’uso è partito nei presidi Pascale e Cotugno dell’Azienda Ospedaliera “Dei Colli” di Napoli, la sperimentazione oggi coinvolge 221 Istituti «Accanto agli antivirali, aggiunge il dr. Antinori, questa soluzione antinfiammatoria modula la nociva risposta immunitaria che si verifica come effetto dell’ingresso del virus nell’organismo; è molto rilevante la risposta». Centinaia i pazienti in cura, ancora segreti i risultai, l’ottimismo sulla cura resiste. Il dr. Vincenzo Montesarchio, Direttore Reparto Oncologia dell’Azienda Ospedaliera “Dei Colli” di Napoli spiega «Lo studio sperimentale del Tocilizubam approvato da AIFA servirà proprio a chiarire gli effetti del farmaco sui pazienti. Ci sono risultati promettenti proprio sulla cascata infiammatoria che genera la polmonite e che è causa della letalità del virus. Il farmaco agisce in 24/48 ore: pazienti intubati da 20/30 giorni in rianimazione, ai quali viene somministrato il Tocilizubam e gli indici infiammatori rispondono positivamente, per cui vengono stubati in 4/5 giorni. Questo evidente miglioramento ci consente di avere una correlazione con il farmaco». Ricordiamo che il virus è completamento nuovo, purtroppo nessuno può insegnare nulla relativamente ad una cura. Si naviga a vista, sono essenziali le sperimentazioni cliniche come è necessario osare. Oltre 400 in tutto il mondo i farmaci sui quali si sta lavorando per arrivare ad una soluzione che sia la salvezza. Dal policlinico San Matteo di Pavia giunge la notizia di una sperimentazione appena avviata: infondere il plasma dei guariti dal virus nei pazienti ancora infetti, affinché gli anticorpi prodotti possano neutralizzare il Covid-19. Una terapia che ha il grande vantaggio di non produrre effetti collaterali, ma che richiede la mobilitazione di quanti ce l’hanno fatta e sono sopravvissuti. Un altro fronte caldo è la diagnosi precoce della malattia: al Campus Biometico di Roma si sta utilizzando il sistema di monitoraggio usato negli ospedali di Wuhan: un test rapido sulle lesioni polmonari che ha dato un tasso di attendibilità del 98,5%. Dall’altro lato la corsa al vaccino. A Pomezia, alle porte di Roma, un pool di scienziati ha formulato un vaccino che verrà sperimentato nel Regno Unito. Così Piero Di Lorenzo, Presidente di IRBM, società italiana operante nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica, che conduce progetti di ricerca integrati nel campo chimico farmaceutico, per l’identificazione di nuovi agenti terapeutici sia di origine chimica che biologica «Siamo andati in produzione con il nostro vaccino esattamente 10 giorni fa. I nostri partner hanno sintetizzato il gene della proteina “spike” (che il virus, grazie alla sua forma ad ancora, usa per legarsi alle proteine presenti sulla superficie di una cellula); inseriamo quel gene depotenziato nell’organismo; l’organismo riconosce il corpo estraneo e reagisce producendo gli anticorpi, preziosi nel caso arrivi il gene vero e non depotenziato. A maggio saremo pronti per la sperimentazione sui topi. Entro fine giugno saremo pronti per andare sull’uomo». Un vaccino che nasce dalla combinazione di due vaccini: praticamente il gene indebolito del Covid-19 viene iniettato nel nostro corpo affinché quest’ultimo crei un’autodifesa contro il gene originale. In Cina si sta già sperimentando sull’uomo un vaccino ricombinato: 108 volontari in buona salute, di età compresa tra i 18 ed i 60 anni. La ricerca scientifica avanza pure negli Stati Uniti, Germania, Olanda, Israele. Il ricercatore David Zigdom, della società biofarmaceutica “Migal” in Galilea afferma «Ci servono poche settimane per definire il vaccino, poi passeremo ai test clinici ed alla sperimentazione sull’uomo. In pochi mesi avremo il vaccino». Con fiducia contro un nemico invisibile, di cui ancora si conosce poco. La ricerca resta l’unica speranza. Sara Pacitto
Condividi questo articolo
Nessun commento