(di Anna Ammanniti) Il libro “Madre ti ho aspettato a lungo” di Anna Adler (Anna Maria Crecco) è stato presentato lunedì scorso, ha raccolto il consenso dei numerosissimi presenti all’ Astor Hotel di Frosinone.

Un romanzo autobiografico scritto da una donna ferita dalla violenza e poi nata a nuova vita. La forza di una donna con il coraggio di buttarsi alle spalle una vita iniziata nei peggiori dei modi, come un fiore nel deserto, non si è mai arresa e ha ripreso il controllo sua esistenza. Anna Maria Crecco, in arte Anna Adler, ha 52 anni, è nata a Ceprano (Fr), figlia unica, ha due figlie, nel romanzo racconta il
rapporto conflittuale con sua madre e il rapporto di violenza con gli uomini e il suo ex marito.
Quando ho iniziato a leggere il libro a un certo punto mi sono chiesta se fosse davvero autobiografico, se fossero veramente episodi di vita vissuta o invece vicende frutto di fantasia, episodi dei romanzi noir, storie che si guardano in tv, nei migliori film horror. Mi sembrava impossibile che certi fatti potessero essere stati vissuti nella realtà. Un rapporto di odio e amore con la madre, fatto per lo più di astio piuttosto che di affetto, la violenza di uomini e di persone che girano intorno alla vita di Angela (il nome della protagonista del libro). Solitudine, insulti, lividi, odio, botte, aborti, collegio, ospedali, la morte ad un passo…
Anna quando hai capito che dovevi uscire dal tunnel che ti hanno costruito addosso appena sei nata?
Avevo 22 anni quando ho deciso di cambiare la mia vita, ero a ridosso del mio compleanno, l’estate del 1990.
Da donna fragile a un certo punto della tua vita decidi di cambiare totalmente e diventi una donna molto forte. Quale è stato il momento in cui ti è scattata la molla che ti ha portato a dire basta alla violenza?
Quel giorno all’ospedale il mio cuore si fermò. Vedevo cosa mi stavano facendo per rianimare il corpo e in quell’istante mentre fluttuavo attorno ad esso e all’equipe di medici, ho compreso l’essenza della vita. La forza di gravità teneva il mio corpo lì, fermo. Ho letto la chiave del coraggio umano. “Riusciamo a camminare sulla terra grazie alla forza di gravità, sopra di noi c’è il nulla, c’è l’universo infinito”, allora perché non trovavo il coraggio di reagire e vivere quel miracolo che è la vita?” E ho detto basta, se avessi sopravvissuto tutto sarebbe cambiato.
Quando si nasce nella violenza, questa entra a far parte della quotidianità. La violenza diventa un elemento scontato, ci si convive. Quando hai capito che la violenza non è una componente del quotidiano di una persona?
Quando ho lasciato il paese per la città e ho iniziato a osservare la gente, i miei coetanei erano felici, schiamazzavano tra loro, nei loro occhi leggevo spensieratezza. Le loro vite piene, tra libri e amici con cui condividere tante cose. Ero spettatrice della libertà e della felicità altrui ma continuavo a pensare che non fosse destinata a me. Per qualche motivo che non capivo, la violenza non era per tutti.
Tu hai sicuramente vinto come mamma. Nonostante Angela-Anna non abbia conosciuto l’amore di una madre, sei una mamma eccezionale. Da dove hai preso lo spunto, pur non avendo esempi da imitare.
Le mie notti dolorose di adolescente, asciugavo gli occhi bagnati dalle lacrime e ogni notte mi dicevo: “Anna-Angela se avrai figli un giorno non dimenticare queste notti, mai, affinché non sentano tutto questo dolore.”
Quale è il tuo rapporto attuale con gli uomini?
Ottimo, amo troppo la vita per portare rancore.
Come sei riuscita a dimenticare e superare le violenze subite. Quando hai iniziato ad amare te stessa?
Ho iniziato ad amarmi a 22 anni quando sono nata per la seconda volta. La mia seconda possibilità di essere felice ed ero solo io che dovevo scegliere la strada giusta, questa volta non avrei fatto errori.
Tra le pagine di “Madre ti ho aspettato a lungo”, le donne vittime di violenza potranno trovare quella forza, la spinta necessaria per reagire, per rendersi conto che la violenza non è qualcosa di scontato, perché purtroppo le donne vittime, spesso sono figlie di violenza e danno quasi per scontato che ci debba essere. Bisogna essere un po’ tutte come Anna – Angela, sbattere la porta della violenza … perché fuori c’è la vita!
Il prossimo appuntamento con il libro e l’autrice Anna Adler ci sarà il 25 marzo alle 18 presso Hotel Bassetto a Ferentino.
Anna Ammanniti