Torna la capitozzatura in città, questa volta tocca agli alberi del parco di Piscina. Non bastano le spiegazioni degli esperti in materia (in un’intervista il colonnello dei Carabinieri Forestale Giuseppe Lopez spiegava che la capitozzatura è un intervento tecnicamente non corretto, che crea grosse ferite sulla pianta aprendo vie preferenziali per l’ingresso di parassiti e patogeni che provocano marcescenza interna del fusto e conseguente riduzione della stabilità della pianta) per fermare una pratica così invasiva che danneggia irrimediabilmente gli alberi.

Da ieri mattina alcuni operai si trovano nel parco di Piscina per “potare” i platani e i lecci, alberi vetusti che maestosi dominano l’area verde cittadina. È purtroppo una pratica assai diffusa tra i Comuni quella di affidarsi alla “capitozzatura” per potare le piante.
Ma la capitozzatura consiste nel tagliare completamente la chioma lasciando i “mozziconi” che mortificano non solo la bellezza dell’albero rendendolo “spettrale”, ma ne mettono in pericolo la salute e di conseguenza la stabilità. Non si comprende bene perché ci si ostini a potare le piante così drasticamente: si produce forse più legna? Si sottovaluta però che oltre a portare alla morte la pianta,
un albero capitozzato produce metà ossigeno e assorbe metà anidride carbonica. Considerando che Anagni è una città nella quale le pm10 sono sempre altissime, capitozzare gli alberi riducendo la produzione dell’ossigeno e dimezzando l’assorbimento dell’anidride carbonica, non sembra essere la scelta più scrupolosa per risolvere la questione smog e inquinamento. L’operazione è ancora agli inizi si auspica una vera “potatura” degli alberi, nel rispetto dell’ambiente e del decoro del parco.
Anna Ammanniti