Andamento settore a livello provinciale; dinamiche nazionali da cui dipendono fortemente le politiche di investimento che impattano sulle costruzioni e quelle regionali; mobilità dell’imprenditoria locale in tutto il territorio laziale: questi gli argomenti affrontati stamane in conferenza stampa da Ance Frosinone. Il direttore del Cresme Lorenzo Bellicini, il Presidente di Ance Frosinone Cavalier Angelo Libero Massaro ed il direttore di Ancefrosinone Achille Fiorini hanno preso spunto dall’importanza del settore delle costruzioni per l’economia: proprio le costruzioni infatti, ancora oggi offrono, a livello nazionale, un contributo rilevante al Pil (8%) e sono in grado di generare, in virtù della loro lunga e complessa filiera collegata a quasi il 90% dei settori economici, l’effetto propulsivo più elevato sull’economia tra tutti i comparti di attività. La crescita del settore delle costruzioni permetterebbe al Paese di recuperare mezzo punto di Pil l’anno, consentendo di riallinearci agli altri Paesi Ue. Da qui l’importanza di fotografare la situazione del settore a livello provinciale.
<<A livello provinciale – hanno spiegato i vertici Ance – la Cassa Edile di mutualità ed assistenza della provincia di Frosinone registra i seguenti dati in rapporto tra l’ultimo esercizio finanziario e quello precedente: + 8,33% massa salari versata in Cassa Edile (totale complessivo di circa 57 milioni di euro) – 1,63% nel numero di Imprese iscritte (- 19 imprese), che attualmente risultano pari a 1150. + 6,74% numero dei lavoratori attivi (6147) – di cui 375 impiegati + 6,67% delle ore lavorate (5.228741). Il settore in Provincia conta circa 12.600 occupati, pari al 24% degli occupati totali del settore industria e all’8% rispetto al totale degli occupati nell’economia locale. Si riscontra un dato positivo anche rispetto ai permessi di costruire per abitazioni nuove ed ampliamenti, sempre tenendo conto che dal 2006 al 2016 si è registrata una riduzione complessiva dei permessi rilasciati nel Lazio dell’80,9%. Questi timidi segni positivi per le costruzioni, non possono essere letti come un’inversione di tendenza, ma, piuttosto, come una dinamica fisiologica e, comunque, non hanno una diffusione omogenea nel Paese. A giudizio dell’Ance infatti, le lievi variazioni positive riscontrate nei livelli produttivi settoriali non possono assolutamente essere sufficienti a garantire lo sviluppo che serve in questo momento al settore e, ancor di più, al Paese. Questa cronica debolezza dell’economia italiana nel tempo è dovuta a scelte di politica economica, al sostegno dei consumi piuttosto che degli investimenti, vera leva di sviluppo per una crescita consolidata di un Paese. In questo senso, continua a mancare il fondamentale apporto delle costruzioni che in questi anni ha vissuto una crisi profonda e non ha potuto sostenere l’economia così come era successo nel precedente ciclo espansivo 1998-2008 (+28,4% investimenti in costruzioni e +16,1% Pil). Basti ricordare che le costruzioni ancora oggi offrono, a livello nazionale, un contributo rilevante al Pil (8%) e sono in grado di generare, in virtù della loro lunga e complessa filiera collegata a quasi il 90% dei settori economici, l’effetto propulsivo più elevato sull’economia tra tutti i comparti di attività. La crescita del settore delle costruzioni permetterebbe al Paese di recuperare mezzo punto di Pil l’anno, consentendo di riallinearci agli altri Paesi Ue. Per quanto riguarda gli investimenti in costruzioni, negli ultimi anni, nonostante la costante volontà di far leva sugli investimenti pubblici per sostenere la ripresa economica con misure di sostegno per le opere pubbliche, i risultati conseguiti, in termini di investimenti realizzati, sono stati sempre molto lontani dalle aspettative. Ancora una volta, infatti, la Legge di bilancio per il 2020 penalizza la spesa in conto capitale, destinando gli spazi finanziari concordati con la Commissione Europea a spese di natura corrente, nel tentativo, più volte fallito, di sostenere la crescita economica attraverso i consumi, piuttosto che con gli investimenti pubblici. Inoltre i ritardi medi dei pagamenti da parte della P.A. nel settore delle costruzioni superano ancora i 4 mesi e mezzo, per un totale di 6 miliardi di arretrati a danno delle imprese. Una situazione inaccettabile soprattutto a fronte della grave crisi che ha investito in questi anni il settore e che ancora comporta una forte restrizione di liquidità a danno delle imprese e quindi dell’intera economia. Su queste basi, le previsioni economiche per il 2020, relative al settore delle costruzioni, portano a rinviare al futuro ipotesi di ripresa sostanziale dei livelli di investimento, soprattutto di quelli legati alla componente pubblica. Date queste premesse, la previsione Ance per il 2020 è di un aumento degli investimenti in costruzione dell’1,7% in termini reali. Al riguardo, l’Ance ha stimato che la Manovra produrrà un effetto peggiorativo sul livello degli investimenti pubblici, quantificato in 860 milioni di euro in meno rispetto al livello previsto per il 2020 dalle precedenti Leggi di bilancio. Inoltre, come più volte accaduto negli ultimi anni, le nuove risorse destinate agli investimenti pubblici nella Legge di bilancio vengono previste solo a partire dagli anni successivi a quello corrente. Si tratta di scelte di politica economica del tutto incompatibili con l’esigenza di rilanciare la crescita dal punto di vista strutturale e con l’urgenza di intervenire su un patrimonio infrastrutturale inadeguato, obsoleto e in molti casi degradato. Queste difficoltà sono evidenti dall’andamento del comparto delle opere pubbliche che ha proseguito la contrazione dei livelli produttivi iniziata a partire dal 2005, registrando, fino al 2018, una riduzione di quasi il 60%. Ciò ha determinato un vero e proprio deterioramento dello stock di capitale pubblico che rende quanto mai urgenti interventi di manutenzione e adeguamento. Interventi non più rimandabili per garantire la sicurezza e la qualità della vita dei cittadini, prevenire le conseguenze degli eventi catastrofici naturali, sempre più frequenti, e rendere il patrimonio infrastrutturale resiliente al cambiamento climatico.
Apprezziamo la scelta di riproporre nella Legge di Bilancio il programma di investimenti per i comuni, il cosiddetto “Piano spagnolo” che prevede uno stanziamento di fondi pari a 500 milioni annui dal 2020 al 2024; oltre alla previsione di un Fondo per la progettazione dei Comuni – con l’auspicio che vengano stanziate risorse molto più rilevanti da destinare a queste priorità.
Il “Piano spagnolo”, infatti, ha dimostrato nel 2019 di essere uno strumento efficace per fare partire i cantieri, utilizzare rapidamente le risorse e quindi per fare PIL.
E su queste opportunità vorrei richiamare ancora una volta l’attenzione di tutti gli Amministratori locali.
Questi fondi saranno destinati ai Comuni in base al numero di abitanti censito nel 2018 e saranno destinati per:
a) efficientamento energetico, ivi compresi interventi volti all’efficientamento dell’illuminazione pubblica, al risparmio energetico degli edifici di proprietà pubblica e di edilizia residenziale pubblica, nonché all’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili;
b) sviluppo territoriale sostenibile, ivi compresi interventi in materia di mobilità sostenibile, nonché interventi per l’adeguamento e la messa in sicurezza di scuole, edifici pubblici e patrimonio comunale e per l’abbattimento delle barriere architettoniche.
Inoltre, al fine di favorire gli investimenti, sono assegnati agli Enti locali, per spesa di progettazione definitiva ed esecutiva, relativa ad interventi di messa in sicurezza del territorio a rischio idrogeologico, di messa in sicurezza ed efficientamento energetico delle scuole, degli edifici pubblici e del patrimonio comunale, nonché per investimenti di messa in sicurezza di strade, contributi soggetti a rendicontazione nel limite di 85 milioni di euro per l’anno 2020, di 128 milioni di euro per l’anno 2021, di 170 milioni di euro per l’anno 2022 e di 200 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2023 al 2034.
Per il finanziamento degli interventi relativi ad opere pubbliche di messa in sicurezza delle strade e di manutenzione straordinaria ed efficientamento energetico delle scuole di province e città metropolitane è autorizzata la spesa di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni 2020 e 2021 e di 250 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2022 al 2034.
Guardiamo quindi con favore anche alle progettualità che si stanno sviluppando a livello territoriale; come ad esempio il progetto di intervento relativo alla zona Scalo di Frosinone; il progetto Casa Italia che sta trovando attuazione a Sora; gli interventi sviluppati dalla Provincia di Frosinone sugli edifici scolastici.
Comunque gli Enti locali devono essere pronti ad utilizzare tutte le risorse precedentemente indicate, previste dalla Legge di Bilancio; anche se sarà necessario reperire maggiori risorse per favorire un approccio più esteso al tema della rigenerazione urbana e della sicurezza degli edifici.
Restano infatti aperte questioni fondamentali, di cui abbiamo già discusso in occasione della nostra conferenza stampa di inizio 2019.
Mi riferisco in particolare al tema delle infrastrutture viarie e ferroviarie.
L’asse Ferentino – Sora e Sora Cassino; la viabilità Cassino – Formia e, dulcis in fundo, la Roma – Latina/Cisterna – Valmontone.
Allo stesso tempo si parla da anni del miglioramento del collegamento ferroviario Cassino Roma, senza trovare soluzioni concrete.
Con riferimento ai singoli comparti, si evidenzia per gli investimenti nella nuova edilizia abitativa il proseguimento della tendenza positiva, seppur di intensità più contenuta rispetto agli anni precedenti: +2,5% rispetto al 2019.
Relativamente agli investimenti in manutenzione straordinaria dello stock abitativo, la previsione è di un rafforzamento (+1,5%). Il settore delle ristrutturazioni vale ormai il 36,5% del mercato delle costruzioni.
Tale stima tiene conto dell’impatto sui livelli produttivi dell’avvio dei primi interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico legati al sisma-eco bonus su interi condomini e di quanto previsto nella legge di bilancio 2020 che, oltre a prorogare le agevolazioni fiscali per il 2020, introduce il cosiddetto “bonus facciate”.
Incentivi importanti che, però, vanno sicuramente potenziati.
Infatti va data stabilità e continuità a questi incentivi, per favorire un consolidato e consapevole ricorso agli stessi ed attivare percorsi di riqualificazione diffusi sul territorio.
Con la Legge di Bilancio 2020, viene prorogato al 31.12.2020 il bonus fiscale per gli interventi di riqualificazione energetica di singole unità immobiliari, mentre resta ferma al 31.12.2021 l’applicabilità dell’Ecobonus e Sismabonus riguardante lavori energetici eseguiti su parti comuni condominiali.
Un orizzonte temporale troppo ristretto.
Dopo appena sei mesi dalla data di entrata in vigore viene profondamente modificato l’ambito di applicazione dello sconto in fattura per quel che riguarda gli interventi agevolabili con il Sismabonus e l’Ecobonus.
Resta in vigore soltanto per i lavori di risparmio energetico, per i quali opera l’Ecobonus, di importo pari o superiore a 200.000 euro, effettuati sulle parti comuni di edifici condominiali.
Viene eliminata la cessione del credito per i “lavori energetici” del c.d. Bonus edilizia.
A partire dal 1 gennaio 2020 viene introdotta la detrazione del 90% per la ristrutturazione delle facciate esterne degli edifici, esclusivamente sotto forma di detrazione d’imposta, ripartita in 10 quote annuali di pari importo (non è ammessa né la cessione del credito, né lo sconto sul corrispettivo.
Al fine di incrementare il livello di sicurezza degli immobili, viene introdotto un credito d’imposta, ai fini delle imposte sul reddito, per le spese documentate relative all’acquisizione e predisposizione dei sistemi di monitoraggio strutturale continuo.
Viene poi introdotto il sistema delle ritenute negli appalti.
Grazie all’ANCE, il meccanismo originario che introduceva una vera e propria sostituzione del committente alle Imprese appaltatrici nel versamento delle ritenute, è stato mitigato e trasformato in un sistema di controllo da parte del committente sulla correttezza dei versamenti operati dai suoi fornitori.
Tuttavia la riscrittura della disposizione non ha risolto tutte le criticità emerse in ordine all’intestato divieto, imposto agli operatori economici coinvolti, di compensare con i propri crediti fiscali le ritenute e i contributi dovuti per i dipendenti utilizzati nell’appalto, nonché l’assurda pretesa di un versamento delle ritenute con un F24 per singolo contratto, adempimento nella sostanza inapplicabile.
Sul nostro Paese e su questi processi, oltre all’incertezza, continua a pesare il macigno della burocrazia ed una normativa troppo farraginosa.
Pensiamo ad esempio al processo di ricostruzione post-sisma nell’area del cratere, dove ci sono risorse economiche ma non c’è la capacità di impiegarle adeguatamente.
L’illusione che tutti i problemi si possano risolvere in fase di prevenzione ha portato ad inserire in tutti i passi dei procedimenti di gara, norme, oneri, condizionalità che rallentano inevitabilmente i processi decisionali.
Solo in sede di esecuzione dell’appalto, risultano in capo al RUP circa 14 tipologie di oneri informativi diversi che assorbono il tempo dei funzionari su aspetti procedurali e non su quello che dovrebbe essere l’obiettivo dell’azione amministrativa, cioè la realizzazione dell’opera per il conseguimento del beneficio dei cittadini. La gestione di tali oneri, insieme ad un sistema farraginoso di decisori e di responsabilità, ha fatto prevalere una cultura giuridico-amministrativa degli Uffici, con una ridotta capacità di investire in profili innovativi, in grado di saper meglio leggere le dinamiche del mercato. Tale cultura , che ha comportato una fuga dalle responsabilità, è stata, peraltro, indotta dalla tempesta perfetta prodotta dalla esponenziale crescita delle norme di settore e dal concomitante ampliarsi del perimetro dell’abuso d’ufficio.
Secondo lo studio sviluppato da ANCE con l’Università di Tor Vergata sono le infrastrutture di trasporto, l’edilizia abitativa e l’ambiente i comparti più penalizzati dai tempi complessivi di finalizzazione degli interventi.
L’indagine conferma, oltre ad una difficoltà cronica “a partire” (particolarmente grave per le infrastrutture di trasporto, con 497 giorni in media), tempi lunghissimi sia in fase di progettazione, dove si registrano 797 giorni per l’edilizia abitativa, 750 per i trasporti e 631 per l’ambiente, sia in fase di gara, dove non si riesce a stare sotto i 300 giorni per espletare tutte le procedure di affidamento.
Mi permetto di evidenziare, inoltre, che nel Lazio trova applicazione un prezziario regionale datato 2012.
A questo punto voglio soffermarmi sul tema della sostenibilità ambientale che nelle ultime settimane è al centro di un articolato dibattito.
Sebbene a livello nazionale e dell’UE siano stati fissati parametri di riduzione dei fattori inquinanti assai stringenti, devo rilevare l’assenza di una strategia a lungo termine che sia in grado di affrontare tali tematiche sotto i diversi profili e quindi di assicurare l’effettivo raggiungimento degli stringenti obiettivi fissati al 2030-2050.
In tale quadro, il settore dell’edilizia può fornire un contributo rilevante, mediante la decarbonizzazione degli edifici, riducendo i consumi energetici degli edifici per il riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria.
Questo tema necessita di un approccio strutturato, che preveda investimenti ed incentivi importanti e non può essere gestito attraverso la limitazione della circolazione stradale ovvero con provvedimenti restrittivi sull’uso del riscaldamento domestico.
Infatti, circa il 36% dei consumi energetici italiani è dovuto agli edifici.
La ragione degli alti consumi energetici risiede nella vetustà e obsolescenza del patrimonio edilizio esistente.
Gli edifici italiani, infatti, sono stati in buona parte costruiti negli anni della ricostruzione post-bellica e del boom edilizio: su un totale di 27.268.880 abitazioni, il 55% circa sono state costruite tra il 1946 e il 1981.
In totale, circa 3 edifici su 4 sono stati costruiti prima del 1981, cioè senza nessun principio normativo di risparmio energetico o di sicurezza antisismica. Dal punto di vista energetico, per esempio, il fabbisogno termico medio degli edifici residenziali esistenti è circa quattro volte superiore alla media degli edifici costruiti secondo le recenti normative sull’efficienza energetica.
Si stima in circa 33,5 miliardi di euro il costo per gli interventi di riqualificazione energetica potenzialmente attivabili sull’involucro edilizio del patrimonio immobiliare italiano, con importanti ricadute sul mercato nei prossimi anni.
Una domanda aggiuntiva di un miliardo nella costruzione di edifici e di lavori specializzati genera una ricaduta complessiva nell’intero sistema economico di 2,284 miliardi di euro ed un aumento di 16.166 occupati di cui 10.602 direttamente nelle costruzioni e 5.564 nei settori collegati.
Pertanto 33,5 miliardi di euro di nuovi investimenti generano una ricaduta complessiva sull’intero sistema economico di 76,5 miliardi, ed un aumento di 540mila occupati di cui 350mila nelle costruzioni e 190mila nei settori collegati.
In questo senso sono significativi anche i cambiamenti della domanda che stanno guidando il mercato: le nuove abitazioni ovvero le abitazioni riqualificate, rispecchiano di più la domanda del cliente, dal punto di vista dimensionale, energetico e della sostenibilità, della flessibilità, elementi per i quali si è disposti a pagare di più.
Il settore delle costruzioni, infine, rappresenta un elemento essenziale del Green Deal europeo la nuova e ambiziosa strategia europea per lo sviluppo sostenibile e sarà centrale per il raggiungimento degli obiettivi dello sviluppo sostenibile, perché rappresenta un formidabile motore di crescita sostenibile, sociale, ambientale ed economica.
ATTIVITA’ ASSOCIATIVE E PROPOSTE
Come ANCE FROSINONE, nell’ultimo anno abbiamo lavorato molto per riorganizzare la nostra struttura e renderla sempre più di supporto per le aziende associate e, più in generale, per il settore.
Solo per dare qualche spunto, abbiamo sviluppato una serie di convenzioni attraverso cui verranno forniti gratuitamente alle Imprese iscritte importanti servizi di consulenza ed assistenza.
Tra questi, abbiamo attivato un servizio di assistenza tecnica e rapporti con gli Enti Locali, una rete di professionalità in materia di Sismabonus ed Ecobonus, in collaborazione con tutto il sistema bilaterale, quindi unitamente all’Ente per la formazione e la sicurezza della Provincia di Frosinone ESEF – CPT e la Cassa Edile di Frosinone.
Sempre con il supporto della Scuola Edile forniremo alle Imprese supporto per sviluppare sistemi di gestione della sicurezza, asseverazione e modelli di gestione ex Legge 231.
Abbiamo attivato un servizio di sharing di mezzi e prodotti di magazzino tra Imprese edili, che opera sulla piattaforma dedicata Edilmag. Un sistema innovativo che rappresenta un primo passo verso la digitalizzazione anche delle nostre PMI.
Per il tramite di ANCE nazionale abbiamo attivato il servizio “Ti accompagno in banca”, che consentirà alle Imprese aderenti di sviluppare gratuitamente il proprio corporate rating attraverso una delle 6 società asseverate a livello europeo per la certificazione del rating.
A settembre 2019, ANCE FROSINONE è stata certificata sportello in rete del MePa ed affianca le aziende nella procedura di iscrizione e nell’ambito delle attività collegate al mercato elettronico della P.A.
ANCE FROSINONE, inoltre, mette a disposizione dei propri associati il Software per la creazione dei modelli di gestione della privacy, fornendo assistenza diretta per lo sviluppo della modulistica e degli adempimenti richiesti dalla normativa vigente.
A questo si aggiungono tutte le attività ed i servizi sviluppati da UNINDUSTRIA, tra cui il nuovo servizio dedicato alle gare di appalto “Tutti in Gara”.
E’ stato attivato un centro studi di settore per monitorare ed intercettare finanziamenti ed opportunità specifiche per l’edilizia e le infrastrutture.
Attraverso un importante investimento stiamo realizzando uno studio in collaborazione con il CRESME ricerche dedicato al territorio, che prossimamente presenteremo al pubblico.
Questo studio sarà una solida base di riflessione su cui confrontarsi con gli Amministratori locali e con l’Università, in una logica di dialogo e collaborazione ed al fine di individuare progettualità strategiche su cui convergere.
Proprio per questo motivo, rinnoviamo la proposta ai nostri rappresentanti politici di costituire insieme ad ANCE un tavolo di crisi dell’edilizia, dopo che, finalmente a dicembre 2019, è stato costituito quello nazionale tra ANCE e MISE.
Serve una governance adeguata ai tempi ed alle problematiche attuali e, come territorio, dobbiamo avere il coraggio e l’autorevolezza per portare avanti le nostre istanze a livello regionale e nazionale.
Dobbiamo fare in modo che vi sia una inversione di tendenza sia sul piano degli investimenti, ma anche a livello normativo e fiscale, onde evitare provvedimenti vessatori, punitivi ed incomprensibili da parte del legislatore rispetto ai quali dobbiamo avere la determinazione e la forza di opporci>>.
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