(di Anna Ammanniti) A gennaio 2019 è iniziata la messa in sicurezza dell’ex discarica di Radicina con le operazioni di svuotamento del percolato.

A luglio scorso è stata poi assegnata la gara di appalto per la MISE che prevedeva il decespugliamento, il ripristino dei canali di drenaggio, l’eliminazione del percolato, la recinzione della discarica e il capping.
Tutto realizzato, ma qualcosa non è andato per il verso giusto. Ai piedi dell’enorme collina di immondizia scorre un fiume di percolato. Nonostante l’ultima pioggia risalga a più di un mese fa, il percolato fuoriesce in enorme quantità, scivolando sulla strada e infilandosi di nuovo nei terreni adiacenti.

Dalle ultime analisi effettuate dalle forze dell’ordine vennero fuori elevate percentuali di mercurio, cromo e vanadio, sostanze altamente nocive. La messa in sicurezza della discarica di Radicina non ha avuto l’effetto desiderato, anzi la situazione sembra addirittura peggiorata, il percolato è aumentato e continua inesorabilmente a scorrere lasciando le sue sostanze pericolose e un odore nauseabondo. Come si temeva da un sopralluogo effettuato, sta andando sia sul terreno che nei fossi che confluiscono nel torrente Alabro. Molto probabilmente nel fondo della discarica a suo tempo non fu collocato il telo impermeabile ed essendo costruita su una sorgente, quando la falda dell’acqua risale raccoglie il percolato portandolo in superficie. Le vasche di raccolta esistenti non sono sufficienti e il liquido velenoso scivola fuori. In questo modo si rischia la contestazione di reati ambientali quali lo smaltimento illegale di rifiuti e l’inquinamento ambientale. Inoltre ad oggi ancora non risulterebbe avviato dal Comune il procedimento giudiziario nei confronti del responsabile di questo disastro ambientale, per la richiesta di risarcimento stimato intorno ai nove milioni di euro.
Anna Ammanniti