Focus – Lotta ai reati ambientali con i Carabinieri Forestali e il report Ecomafia 2019

Anna Ammanniti
5 MIn Lettura
(di Anna Ammanniti) I Carabinieri Forestale hanno reso noto i dati dell’attività di contrasto ai reati ambientali relativi ai primi nove mesi del 2019. Rispetto allo stesso periodo del 2018 i controlli eseguiti sono aumentati del 10.7%, i reati perseguiti del 25,4% e gli illeciti amministrativi accertati del 5,3%.

Dal bilancio dell’azione svolta dai Carabinieri Forestale emerge che i principali reati ambientali riguardano i rifiuti, i traffici di specie animali e piante in via di estinzione, il bracconaggio, la pirateria agroalimentare. Mentre per gli incendi si sta sviluppando un’attività di intelligence con l’uso di nuove tecniche come gli algoritmi. Il gen. Donato Monaco della Scuola Forestale Carabinieri ha spiegato che per colpire i piromani hanno costruito un simulatore per formare gli investigatori. Inoltre attraverso una serie di algoritmi si riesce a capire la probabile insorgenza del fuoco e risalire a chi ha appiccato l’incendio. Il generale ha aggiunto che in seguito all’unificazione tra CSF e Arma la lotta ai crimini ambientali ha un referente unico in grado di imprimere una importante potenza nell’azione di contrasto in quanto i vari reati, si intrecciano sempre con altri crimini. Ricordiamo che rientrano negli ecoreati l’inquinamento ambientale, il disastro ambientale, il traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività, l’impedimento del controllo e l’omessa bonifica. Sono inoltre considerate queste singole fattispecie di reati ambientali: incendio boschivo, inondazione, frana, valanga, danneggiamento seguito da inondazione, frana o valanga, crollo di costruzioni o altri disastri, avvelenamento di acque e di sostanze alimentari, distruzione di materie prime o di prodotti agricoli o industriali, ovvero di mezzi di produzione, diffusione di una malattia delle piante o degli animali, uccisione di animali, maltrattamento di animali, spettacoli o manifestazioni vietati, divieto di combattimenti tra animali, getto pericoloso di cose, danneggiamento al patrimonio archeologico, storico o artistico nazionale e distruzione o deturpamento di bellezze naturali. Dal report di Legambiente Ecomafia 2019 emerge che nel 2018 si è verificata un’impennata dei reati nel ciclo del cemento e nell’agroalimentare. In aumento anche gli ecoreati nel settore dei rifiuti e contro gli animali. La Campania in testa alla classifica regionale per numero di reati ambientali; Napoli, Roma e Bari le province con il più alto numero di illeciti. Il business dell’ecomafia è cresciuto e ha raggiunto quota 16,6 miliardi di euro. Nel 2018 la legge sugli ecoreati è stata usata per 1.108 volte e applicata in 88 casi di disastro ambientale. Sono aumentati gli illeciti ambientali legati al ciclo illegale dei rifiuti e quelli del cemento selvaggio e sono lievitate anche le illegalità nel settore agroalimentare. In leggera crescita anche i delitti contro gli animali e la fauna selvatica con 7291 reati contro i 7mila del 2017. Sono calati invece gli incendi boschivi, grazie alle condizioni meteoclimatiche sfavorevoli agli ecocriminali. Nel 2018 si è confermata l’ottima performance della legge 68/2015 sugli ecoreati, che sin dall’entrata in vigore dal giugno 2015 sta stando un contributo fondamentale nella lotta agli ecocriminali. E’ stata applicata dalle forze dell’ordine più di tre volte al giorno. Quella più applicata è per l’inquinamento ambientale, seguono i casi di disastro ambientale e le contestazioni per il delitto di traffico organizzato di rifiuti. Il Lazio con circa 2 mila reati è la seconda regione del Centro Italia, dopo la Toscana, per numero di reati. Roma è la seconda provincia, dopo Napoli con il numero più alto di illeciti. La corruzione resta lo strumento più efficace, per aggirare le regole concepite per tutelare l’ambiente e maturare profitti illeciti. Dal 1° giugno 2018 al 31 maggio 2019 sono ben 100 le inchieste censite da Legambiente. Il Lazio è la regione con il numero più alto di inchieste. Altro fronte, è quello degli shopper illegali, l’Agenzia delle dogane dei monopoli, in collaborazione con Guardia di Finanza e Carabinieri, ha lavorato con campagne mirate per fermare i flussi illegali. Il risultato complessivo è stato: 6,4 milioni di borse di plastica illegali sequestrate al porto di La Spezia; 15 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Palermo; 18 tonnellate di borse di plastica illegali sequestrate al porto di Trieste. Anna Ammanniti    
Condividi questo articolo
Nessun commento