Nella brillante operazione “Alter Ego”, la Guardia di Finanza ha arrestato venti persone tra imprenditori e dipendenti pubblici, per corruzione, turbativa d’asta e falso nell’aggiudicazione di appalti pubblici.
Tra i numerosi contratti acquisiti dai finanzieri ci sono anche i lavori di adeguamento dell’impianto di climatizzazione e antincendio presso gli uffici della Corte d’Appello di Roma a viale Giulio Cesare e altri lavori edili realizzati all’interno del Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio. Quattro persone sono finite in carcere, altre dieci ai domiciliari (una nel frattempo è deceduta) e sei hanno l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria; si tratta di 8 funzionari pubblici in servizio presso il Provveditorato interregionale delle opere pubbliche del ministero delle Infrastrutture, il Provveditorato dell’amministrazione penitenziaria, l’Ater, l’Istituto centrale di formazione per il personale della giustizia minorile e l’Ufficio per i servizi tecnico-gestionali del ministero dell’Interno e 12 imprenditori che avrebbero versato denaro e fornito altre utilità per ottenere i lavori di completamento e adeguamento dell’impianto di climatizzazione e antincendio presso gli uffici giudiziari della Corte di appello e altre opere realizzate nel Palazzo di Giustizia. I funzionari, secondo gli investigatori, avevano ideato uno schema nelle gare per nascondere la mancata applicazione del principio di rotazione degli affidamenti. I lavori venivano formalmente assegnati a diverse società, ma in realtà venivano poi eseguiti dallo stesso imprenditore. I lavori venivano anche direttamente affidati ad “amici” imprenditori grazie al ricorso della procedura d’urgenza. Si tratta dei lavori assegnati dal 2013 al 2016 sempre procedura d’urgenza: tra questi lavori per 103 mila euro per il rifacimento in tribunale del camminamento che collega le celle dei detenuti alle aule di udienza; lavori per quasi 400 mila euro per la sistemazione degli impianti di climatizzazione e antincendio presso gli uffici della corte d’appello; 115 mila euro legati alla ristrutturazione dei servizi igienici, con eliminazione delle infiltrazioni d’acqua e la compartimentazione della sala Ced e alla messa a norma della centrale termina del ministero della Giustizia, del Casellario giudiziario; 144 mila euro per eliminare l’infiltrazione di acqua piovana in un primo tratto del camminamento che dalle celle di sicurezze portava alle aule di udienza del tribunale; 58 mila euro destinati all’adeguamento dei lavori delle ex celle ad archivio presso la corte d’appello in via Romeo Romei. I funzionari pubblici in cambio ricevevano denaro, lavori nelle proprie abitazioni, acquisto di appartamenti a condizioni vantaggiose, sponsorizzazioni per trasferimenti d’ufficio e l’assunzione di familiari. L’indagine è stata chiamata Alter Ego perché tra gli arrestati c’è un imprenditore romano con precedenti analoghi e per aggiudicarsi le gare d’appalto aveva truccato i documenti di identità, falsando l’anno di nascita. L’uomo è riuscito ad ingannare i pubblici funzionari che effettuavano i controlli sul casellario giudiziale e sui carichi pendenti. Anna Ammanniti
