“Questa è la storia di un sogno infranto… di una vita che improvvisamente ti cambia le carte in tavola, questa è semplicemente la mia storia”.
Alessandra Di Marcelli, ammirata e invidiata, racconta con fluida sincerità i suoi ultimi 13 anni; dalla gioia all’angoscia, e finalmente di nuovo felicità: “Era il 16 novembre di 13 anni fa, ero una giovane donna di 29 anni, mi ero appena sposata. Mi recai dalla mia ginecologa per una visita di controllo. Le mie aspettative erano di accertarmi che fosse tutto a posto per poter affrontare una gravidanza. Il mio cuore era colmo di gioia, la mia mente era già proiettata a quella prima ecografia, a quel battito che ti fa piangere di gioia. Improvvisamente la stanza bianca divenne buia, quel sogno divenne un incubo; il medico mi prescrisse una biopsia da effettuare subito, c’era qualcosa che non andava. Il professor Vincenzo mi spiegò la situazione…”Lei ha un cancro. Dobbiamo capirne la natura, accertarsi se sia operabile e, in tal caso, iniziare delle cure; ma … non potrà avere figli.” Il mio cuore smise di battere per un lungo istante, crollò il pavimento sotto i piedi, la mia mente continuava a vedere quell’ecografia che fluttuava nello spazio come una piuma impalpabile e lontana. Non pensavo ad altro; il tumore e la sua possibile inoperabilità erano il mio ultimo pensiero, da quel maledetto giorno non feci altro che piangere tutti i giorni. Travolta nel vortice di esami, interventi, e cure come radio e chemio che sono devastanti, sia a livello fisico che mentale; non riuscivo a frenare il mio pianto. La vita toglie e la vita da’; mi aveva tolto la possibilità di diventare madre, ma mi aveva lasciato vivere. Per me non era sopportabile, la vivevo come una punizione. Fino a quando, l’11 marzo, arrivò mia sorella che mi annunciò il regalo più bello della mia vita, comunicandomi di essere in dolce attesa. Il mio cuore riprese a battere forte, tornai a distinguere i colori, vivevo i giorni nell’attesa di conoscere mio nipote; mi aveva salvato, aveva dato un senso alla mia vita. Il giorno in cui nacque Luigi conobbi il mio angelo, colui che con il suo battito di cuoricino fece di nuovo battere il mio. La mia voglia di vivere e lottare si chiama “Luigi e Greta”. Da quel giorno decisi di scattare una foto al giorno, perché ogni giorno per me è una vittoria”. Jackal
