Si è consumato in questi giorni un grave episodio di censura per un giornalista ciociaro.
È accaduto domenica 3 novembre, durante il consiglio comunale di Trevi nel Lazio, dove si discuteva come ripianare il buco da un milione e ottocentomila euro, quindi una seduta che trattava argomenti di una certa importanza. Nonostante sia stato disattivato il sistema di registrazione, che non fossero presenti operatori ufficialmente incaricati dal Comune, che non vi sia un regolamento comunale specifico e che la seduta fosse pubblica, ad un cronista, regolarmente iscritto all’Ordine dei Giornalisti, nonché direttore di una testata, è stato fatto divieto di filmare e registrare l’evento, persino l’intervento del consigliere di opposizione Pietro Bianchini, che aveva dato il suo consenso. La decisione a quanto pare sia stata presa dal presidente del Consiglio, nonché sindaco di Trevi nel Lazio, Silvio Grazioli, che ha successivamente motivato le sue ragioni trascrivendole a verbale su richiesta dell’opposizione. Il cronista in questione, Francesco Digiorgio, ha dichiarato: “Quello che è successo è un fatto molto grave, che non dovrebbe accadere in un’amministrazione che dovrebbe fare della trasparenza il suo punto di forza. Il servizio di registrazione comunale è stato disattivato e solitamente usufruiscono di un servizio a pagamento, io avrei sponsorizzato il consiglio gratuitamente e comunque il video al di là di ogni pubblicazione mi sarebbe servito per riportare correttamente dichiarazioni per poi scrivere sul cartaceo. Il sindaco invece ha vietato qualsiasi tipo di registrazione ribadendolo anche durante la seduta visto che armeggiavo con il telefono per mandare dei messaggi. Il mio pensiero è che questa decisione non avrebbe una motivazione logica e voglio sperare non si sia trattato di un’opposizione nei miei confronti per avere scritto e contestato in passato questa amministrazione, poiché si tratterebbe di una censura da regime, se così fosse, e molti altri cittadini sono rimasti indignati. Impedendo a me di documentare, sono stati colpiti anche i cittadini che per ragioni di salute o di lavoro non si sono potuti recare al Consiglio, ma avrebbero voluto assistervi, cagionando di conseguenza un disagio al comune stesso.” Secondo indice della Libertà di Stampa stilato nel 2018, l’Italia si trova al 46° posto, in coda persino a paesi africani; le censure avvengono anche per minacce o denunce temerarie, che sono causa di una informazione incompleta e deviata. E come sempre, Tg24 rimane a disposizione del sindaco di Trevi, Grazioli, per un ulteriore replica e chiarimento sulla vicenda, come previsto dal codice deontologico. La redazione
