Questa mattina rappresentanti dell’Ugl di Frosinone sono stati fuori l’azienda Marangoni, per chiedere alla Regione Lazio chiarezza sulla questione inceneritore.

La Regione Lazio, come dichiarato dal segretario generale Ugl Chimici Frosinone Enzo Valente, attraverso una conferenza di servizi svolta a giugno-luglio scorso aveva dato
parere favorevole alla riattivazione dell’inceneritore, ma ancora non rilascia l’autorizzazione per riavviare l’inceneritore. La Marangoni di conseguenza ha attivato la procedura di mobilità per il licenziamento dei lavoratori impiegati nell’impianto.
Valente chiede alla Regione Lazio di assumersi le proprie responsabilità, spiegando i motivi della mancata autorizzazione e di trovare al più presto una soluzione. Nel frattempo in città ci si domanda perché la Regione Lazio abbia espresso parere positivo durante la conferenza di servizi. Secondo quanto disposto dalle linee guida emanate dal Ministero dell’Ambiente per gli interventi in area SIN devono essere effettuate tutte le indagini, incluso il piano di caratterizzazione dell’area, che risulta già inquinata. È stato avviato questo piano? L’opinione pubblica non si dà pace, ricordando che l’inceneritore era nato per bruciare gli scarti produttivi dell’azienda stessa. Attualmente non vi è nessun ciclo produttivo ad Anagni, lo stabilimento ha chiuso i battenti da anni e l’esigenza di bruciare pneumatici difettosi e dismessi nell’inceneritore di Anagni viene meno. L’azienda ricordiamo presentò l’autorizzazione per bruciare ben 48 tonnellate al giorno di pneumatici fuori uso.
Marangoni ricade pienamente nel perimetro del SIN; nella determinazione del 27 luglio 2017 fu dichiarata positiva la valutazione conclusiva della conferenza di servizi, ma il 4 agosto dello stesso anno con decreto del ministero dell’ambiente n. 370 è stato approvato il documento “Linee guida sulle procedure operative ed amministrative per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Bacino del fiume Sacco”. Dopo di che la Comunità Europea ha contestato all’Italia di non aver messo in campo azioni efficaci per il superamento dei limiti di Biossido di Azoto e Particolato Sottile (PM10). Per rispondere ai richiami dell’Europa, quindi sono stati predisposti due protocolli operativi. Uno è molto recente sottoscritto dal Governo e dalle Regioni lo scorso 4 giugno; l’altro protocollo sottoscritto
dal Ministero e dalla Regione Lazio il 18 novembre 2018, riguarda il Lazio, con riferimento specifico alla Valle del Sacco e ad Anagni. “Piccoli” particolari che non andrebbero sottovalutati. Intanto voci di corridoio parlano di una imminente vendita del sito.
Anna Ammanniti