(di Anna Ammanniti) Il bosco non è solo un bene collettivo da proteggere ma anche una grande risorsa … soprattutto da valorizzare.

Il patrimonio forestale è prezioso per una serie di motivi dal valore paesaggistico, alla funzione che esercita di difesa del suolo, dalla garanzia per il clima alle risorse a disposizione per l’uomo. Queste risorse però dipendono dallo stato di salute del bosco e quindi dalla cura e dalla manutenzione che l’uomo deve fornire. Un bosco è sano e bello quando si mantiene la massa legnosa utile a rinforzare il terreno, evitando che l’incremento eccessivo del peso sia causa di dissesti. Attraverso interventi selvi colturali, (i tagli di utilizzazione, gli sfolli, i diradamenti, i rimboschimenti e gli imboschimenti e quanto altro) l’uomo può potenziare alcuni benefici del bosco. Un bosco quando invecchia troppo non è più in grado di fornire i benefici richiesti dall’uomo. Fatta questa premessa è importante sottolineare come nel Comune di Anagni sono circa 10 anni che è scaduto il piano di taglio dei boschi comunali, tra questi era compreso la Macchia. La Macchia è una delle ultime strisce di foresta planiziale, terreno coperto da alberi in una pianura, rimaste nella Valle del Sacco. Si tratta di una delle superfici più fertili del Lazio, un bosco di oltre 400 ettari, formato da cerrete, querceti mesofili di farnia con carpino bianco e nocciolo, castagneti e roverelleti. Un’area in cui le precipitazioni, l’umidità atmosferica e i suoli profondi, tamponano gli effetti dell’aridità estiva. Boschi invecchiati e abbandonati con piante che rischiano di cadere rappresentano un danno per la comunità, oltre che dal lato della sicurezza anche da quello economico. Il Comune di Anagni è un decennio che ignora il taglio del bosco di proprietà e non se ne capisce il motivo. Addio alle politiche di sicurezza, sostenibilità e cura del territorio. Dal 15 ottobre al 15 aprile secondo la normativa è consentito il taglio dei boschi, ma ad Anagni anche quest’anno la Macchia è lasciata al suo destino. Abbandonata, ricettacolo di rifiuti, protagonista di incendi, episodi di bracconaggio, nessuna tutela nei confronti di un habitat così importante. Sul lato economico si sta poi perpetrando un danno alla casse comunali. In un periodo in cui si parla di crisi economica globale, come è possibile rinunciare a 100 mila euro annui che provengono dal taglio della Macchia? Risorse che potrebbero essere destinati a servizi per la collettività. Il bosco comunale non viene sottoposto a taglio di utilizzazione e ricordiamo che la Macchia è un bosco ceduo e periodicamente deve essere sottoposto a taglio, pena il depauperamento delle risorse lignee e il peggioramento delle condizioni vegetative. Negli ultimi anni si sono avvicendate diverse amministrazioni di altrettanto diverso colore politico, ma nessuno ha “approfittato” di questo piccolo salvadanaio, mettendo all’asta una o più lotti boschivi in cui è suddivisa la Macchia.
Anna Ammanniti