Patrica – Schiuma nel fiume: il Riesame conferma il sequestro dell’impianto

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Il 24 novembre 2018 una densa coltre di schiuma bianca si era impadronita del fiume Sacco nei pressi di Santa Maria a Ceccano, altri due eventi si erano verificati il 29 e 30 novembre.

L’episodio incredibile aveva attirato l’attenzione dei residenti e dei cittadini della provincia. Il fiume sommerso dalla schiuma aveva riportato a galla le annose problematiche ambientali. La Valle dei Veleni era ancora una volta protagonista di una squallida vicenda di inquinamento, la massiccia schiuma scorreva lenta e pericolosa, portando con sé chissà quali sostanze inquinanti. Mentre ci si perdeva nei soliti scetticismi, il Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare dei Carabinieri Forestale in collaborazione con la Polizia Provinciale, aveva dato il via da subito ad un’attenta indagine, per individuare i responsabili dello sversamento illecito nelle acque del fiume. Nel giro di pochi mesi i Carabinieri Forestale di Frosinone, diretti dall’allora colonnello Giuseppe Lopez e dal maggiore Vitantonio Masi, comandante N.I.P.A.A.F. avevano ricondotto le responsabilità dello sversamento dei rifiuti che aveva originato la schiuma, ad un’azienda di Patrica, ubicata in località Tomacella. Lo scorso luglio il Gip aveva accolto le ipotesi investigative dei militari condivise dalla Procura di Frosinone ed erano stati apposti i sigilli di sequestro all’azienda. In questi giorni il Tribunale del Riesame di Frosinone ha confermato il sequestro, ritenuta infondata l’istanza da parte dei titolari dell’azienda. La difesa dell’impianto di rifiuti aveva contestato che le prime verifiche erano state effettuate da una società che gestisce i depuratori consortili e ciò non avrebbe garantito l’imparzialità dei controlli e che l’azienda aveva ottenuto il regolare rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale dalla Provincia che non aveva rilevato elementi di criticità. Come emerso però dalle indagini e dalle relazioni di Arpa, in più occasioni non sarebbero state rispettate le condizioni dettate dall’Aia. Difatti nell’autorizzazione rilasciata da Aia è previsto che i rifiuti gestiti presso l’impianto siano condotti alle relative sezioni trattamento attraverso un’unica vasca di carico. Quindi la vasca deve essere alimentata o mediante lo svuotamento dei silos utilizzati per il raggruppamento preliminare dei rifiuti o con rifiuti direttamente destinati nella vasca, senza raggruppamento nei silos. L’Aia inoltre ai fini della tracciabilità, prevede l’utilizzo di specifici contatori volumetrici posti sia all’uscita dei singoli serbatoi prima dell’alimentazione della vasca di carico sia all’ingresso delle specifiche sezioni di trattamento. Per la tracciabilità dei rifiuti gestiti tramite autobotti fa fede la corretta tenuta dei registri di carico e scarico. Durante il sopralluogo era stato accertato che la vasca di carico risultava essere alimentata esclusivamente con i rifiuti destinati direttamente a trattamento, per i quali non è previsto raggruppamento nei silos. Questi rifiuti non venivano prima immessi nella vasca da carico, ma direttamente versati in una tubazione unica che collega idraulicamente ai successivi trattamenti in un punto a valle della vasca. Su questa vasca, gli investigatori hanno rilevato un contatore che ha permesso di contabilizzare i volumi di rifiuti inviati a trattamento dalla vasca di carico e non, anche i rifiuti provenienti dai silos, immessi questi ultimi nella tubazione a valle del contatore, con conseguente compromissione della tracciabilità. I militari hanno anche riscontrato che non vi erano installati i singoli misuratori di portata all’ingresso dei trattamenti e i contatori volumetrici posti all’uscita dei singoli serbatoi non erano attendibili, la gestione delle acque reflue non è quindi risultata del tutto tracciabile. Nel corso del sopralluogo, dalle relazioni dell’Arpa si evince che era stato accertato che la rete di raccolta delle acque meteoriche non assicurava il corretto convogliamento delle acque incidenti sul piazzale come previsto dall’autorizzazione e dalle norme. Inoltre durante lo stesso sopralluogo era stato riscontrato uno scarico non autorizzato di acque reflue industriali, colaticci e fanghi nel pozzetto e invece secondo l’Aia in quel pozzetto dovevano confluire solo le acque bianche e meteoriche. Su un campione di acqua reflua era stata riscontrata un’anomala ed elevata presenza di contaminanti come i tensioattivi, fosforo, idrocarburi, quindi nulla a che fare con acqua piovana. Il non corretto funzionamento della gestione dei flussi delle acque meteoriche e della pompa era stato riscontrato nel sopralluogo effettuato il 30 novembre con la presenza in un pozzetto di contaminanti, che hanno dimostrato la sussistenza delle violazioni contestate. All’interno dell’azienda sequestrata era stata infatti riscontrata la presenza di rifiuti con alta percentuale di tensioattivi, gli stessi ritrovati nella notte tra il 29 e il 30 novembre nel pozzetto delle acque meteoriche dell’impianto che defluisce nel Fiume Sacco. L’attività di indagine aveva inoltre consentito di rinvenire presso l’azienda di Patrica una tubazione volante, non collegata stabilmente all’impianto, depositata sul suolo e collegata nella vasca di raccolta delle acque di prima pioggia. Un ottimo lavoro dei Carabinieri Forestale che hanno messo fine, e individuato a quanto pare i responsabili, agli scarichi illeciti nel fiume. Le sostanze nocive scaricate nell’acqua, alterando le risposte del sistema immunitario, rappresentano un serio pericolo per la salute umana. Anna Ammanniti
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