Anagni – Le profonde riflessioni di una giovane donna: Diletta Turrini

Ettore Cesaritti
5 MIn Lettura
Diletta Turrini, giovane preparata e desiderosa di contribuire al recupero di valori essenziali anche attraverso il giornalismo, propone una serie di pensieri da leggere, custodire, e sui quali riflettere.

Diletta: “Quando si è giovani, a scuola si studiano vari periodi storici. Ogni epoca è stata caratterizzata da qualcosa, un qualcosa che l’ha segnata, un tratto distintivo che appartiene ad essa. Possiamo ricordare l’epoca medievale, il Risorgimento, l’Illuminismo, il Romanticismo, il Positivismo ecc.. epoche che hanno segnato la storia. Andando avanti sono cambiati i principi, gli ideali e la società stessa. Ed oggi? Come potremmo definire l’epoca in cui viviamo? Molto spesso siamo presi dai nostri impegni, siamo così tanto presi da noi stessi che non ci guardiamo intorno, non ci accorgiamo di ciò che ci circonda. È come se corressimo di continuo, senza sapere dove stiamo andando, ed il motivo per il quale stiamo correndo. Siamo spinti a correre, perché abbiamo la convinzione di dover fare sempre di più, vogliamo raggiungere obiettivi per avere poi un benessere maggiore. Facendo così non ci godiamo il viaggio che stiamo facendo, pensiamo soltanto all’obiettivo che vogliamo raggiungere, ma che spesso non riusciamo neppure a vedere, e che forse nemmeno vogliamo raggiungere veramente. Per un attimo, dovremmo fermarci, guardare ciò che ci circonda, guardare la strada che stiamo percorrendo. Chiedendoci se sia quella giusta, non perché è quella apparentemente migliore, ma perché è quella più giusta per noi, per come siamo. Dovremmo fermarci e chiederci: “è questa la vita che voglio?”. Forse non ci poniamo questa domanda perché non consideriamo che ci potrebbe essere un’altra scelta, un’altra vita destinata a noi. Diamo per scontato che la risposta sia un “si, è questa la vita che mi appartiene”. Ma se la risposta fosse un “no”? E se ad un certo punto ci rendessimo conto che la vita che stiamo conducendo non la sentissimo nostra? A quel punto dovremmo cercare di cambiarla. Uso il termine “dovremmo” perché quasi sicuramente non ne abbiamo il coraggio; lasciandoci andar bene tutto e molto spesso l’unico metro di giudizio, per il quale decidiamo se quella che stiamo conducendo di vita sia quella giusta, è il fatto se possediamo o meno un benessere economico. Dovremmo smettere di correre, fermarci e prendere in mano la nostra vita. E mentre ci guardiamo intorno dovremmo chiederci: “che tipo di società è quella che mi circonda?” Io mi sono fermata, ho guardato intorno a me, e sapete cosa ho visto? Ho visto una società nella quale le persone che la compongono pensano solo a raggiungere un benessere economico. Persone che basano la loro vita sull’apparenza e sull’apparire. Ho visto una società nella quale non è importante ciò che una persona ha dentro, ma ciò che ha addosso. Come se una persona sia ciò che possiede. Ho visto una società dove l’indifferenza regna sovrana. Dove le persone sono concentrate su loro stesse, non accorgendosi di tutto il resto, e non curandosi di ciò che accade nel mondo. Ho visto una società nella quale le persone sono sempre più vuote, circondate da cose frivole. Ho visto persone che tentano di colmare i loro vuoti con cose materiali, o vivendo un amore non reale, vivendo un amore che non può essere definito tale. Ho visto persone che cercano di capire gli altri, ma che in fondo non conoscono nemmeno sé stesse. Persone che hanno paura di conoscersi fino in fondo, capirsi, e lavorare su ciò che sono, migliorandosi. Ho visto uomini con tanta paura verso l’altro, paura che porta poi a discriminare, e ad “attaccare” l’altro, per paura che sia prima lui a farlo. Forse dovremmo fermarci più spesso, fare un bilancio della nostra vita e su ciò che ci circonda. Io mi sono fermata. E tu? Prova per un solo instante a fermati, guardati intorno. E ora dimmi: cosa vedi?”. Jackal
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