Animali uccisi ed appesi ai tronchi degli alberi; stupore, disappunto ed il timore che gli autori possano avere la mente ottenebrata.
Il proprietario di un appezzamento di terreno situato al confine tra Anagni e Sgurgola, dopo mesi di lontananza s’è recato sul posto per verificare lo stato del podere. Con comprensibile disappunto, ha trovato la carcassa di un enorme tasso, morto da poco a giudicare dallo stato di conservazione, appesa ad un albero accanto al cancello d’ingresso. Dopo due giorni, tornando nella sua proprietà a poca distanza dal fiume Sacco, l’uomo ha sobbalzato trovando appesa ad un altro tronco la carcassa di una grossa capra, anche in questo caso mattata di fresco. Se nel primo caso parlare di casualità sarebbe apparsa una forzatura, nel secondo s’è avuta la prova che ci si trovi di fronte a qualcosa di strano e terrificante. Se il tasso è un selvatico privo di valore commerciale, la capra rappresenta un esemplare dal quale ricavare un buon quantitativo di carne. Mortificare un modesto capitale e sprecare energie per una tale messa in scena, è sintomatico di ben altro che un semplice dispetto. Qualcuno ha riferito della avvenuta crocifissione di un numero imprecisato di cornacchie, messa in atto mesi fa nella zona in questione. Come non parlare, a questo punto, di riti satanici? La capra è utilizzata spesso per simboleggiare il male, il maligno, e la presenza del capo appeso all’albero, ancorché con il manto dal colore chiaro, lascia aperta la fantasia ad ogni ipotesi. Jackal
