Editoriale – Quando l’ipocrisia ambientale danneggia più degli impianti di rifiuti!

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Sale enorme indignazione quando i grandi industriali inquinano con i loro impianti di rifiuti, oppure quando vengono sorpresi con tubi volanti nascosti tra la vegetazione che abusivamente scaricano nei fiumi. Ci si indigna quando montagne di immondizia vengono accumulate nei bellissimi spazi verdi della Valle del Sacco, ci si indigna per le Pm 10 troppo alte, per quelle che sono toppo piccole ed aumentano, il popolo ciociaro è perennemente arrabbiato per la situazione ambientale catastrofica e preoccupante che vive la zona, considerata la grande pattumiera del Lazio.

C’è però anche da indignarsi e non poco quando il vicino di casa brucia a tutte le ore del giorno le ramaglie e gli avanzi di potature. Purtroppo è una pratica agricola molto diffusa ma anche un’attività illecita, chi brucia sterpaglie incorre in sanzioni. Le immissioni di fumo generano nuvole irrespirabili e insopportabili, le sterpaglie basterebbe raccoglierle, depositarle davanti casa ed aspettare il servizio nettezza urbana che passa a caricarle. Vogliamo parlare del signore della porta accanto che ogni giorno brucia nel suo terreno la monnezza domestica, comprensiva di plastica? Non curante del fastidio che reca e soprattutto del danno alla salute che può procurare. La combustione di rifiuti immette tossine nell’atmosfera, queste sostanze velenose ricadono a terra andando a ricoprire gli orti, finendo nel cibo che mangiamo.  E la piccola impresa del meccanico o del carrozziere che lascia putrefare sul terreno le batterie non più usate delle automobili? Ogni giorno tutti si ergono come i più grandi ambientalisti della terra, scandalizzati (a ragione) per le emissioni odorigene, ma mai nessuno ha organizzato un convegno per discutere del carrozziere che vicino alle abitazioni vernicia senza cappa di aspirazione. Nessuna segnalazione per le officine che accatastano i pezzi di ricambio, batterie e olii sul terreno. E restano lì per anni, decenni, indisturbati. Autofficine senza impianti che depurano l’acqua di piazzale, sui cui le macchine scaricano gocce di olio e vari fluidi. Queste sostanze lasciate per decenni a filtrare sul terreno inquinano più dell’ex discarica di Radicina! Il rottame di un’automobile completo di motore inquina peggio di un’impresa che sversa illecitamente nei corsi d’acqua. Olio, liquido refrigerante, ruggine, grassi, idrocarburi vari, micro plastiche … via tutto sul terreno! E non sottovalutiamo il fatto che una batteria lasciata a terra inquina un ettaro di terreno E i falegnami che verniciano anche loro senza cappa e magari anche senza autorizzazione e che “eliminano” i ritagli di legno lavorato nel caminetto di casa?  L’ipocrisia ambientalista sta nel non additare questi comportamenti, anzi in alcuni casi si va anche a giustificarli: “Vabbè poverino dove deve metterli i rami potati delle olive?” Beh si meglio incendiarli e affumicare mezza città, innalzando le PM 10 che sono la rovina della salute. “Poverino se gli olii delle auto scolano sui terreni, è un povero Cristo, deve pure campà!” E intanto gli olii, acidi, piombo e altre sostanze filtrano nei terreni e il “poverino” inquina suolo e falde acquifere! (foto web) Anna Ammanniti
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