Focus – Patrica troppi impianti, no al polo dei rifiuti!

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Patrica è un paese della Valle del Sacco di circa 3 mila anime, posto a ridosso dei Monti Lepini, a pochi km da Frosinone. Il paesino sorge vicino al monte Cacume, il rilievo che domina la Valle del Sacco, a cui il sommo poeta Dante Alighieri dedicò un suo verso nella Divina Commedia.

Un paese tranquillo passato alle cronache nazionali alla fine degli anni ’70, quando il Procuratore capo della Repubblica presso Frosinone, Fedele Calvosa fu ucciso in un agguato. Purtroppo è tornato ancora alla ribalta delle cronache, per argomenti completamenti diversi, ma altrettanto gravi. A Patrica, nella grande zona industriale sorgono ben cinque impianti di trattamento rifiuti in attività e in corso di autorizzazione ce ne sono ben quattro! Negli ultimi giorni questi impianti hanno trovato spazio sulle prime pagine dei giornali. Un sequestro da parte dei Carabinieri Forestali, dell’impianto di smaltimento dei rifiuti liquidi. A quanto pare gli inquirenti hanno individuato dei tubi “volanti” dai quali l’impianto sversava direttamente nel fiume Sacco e ciò avrebbe causato la formazione delle schiume apparse nel fiume a Ceccano. Un altro impianto, sempre in questi giorni è stato chiuso con un’ordinanza sindacale per le emissioni odorigene. A nulla valgono le attestazioni di malattie legate all’inquinamento ambientale, la Valle del Sacco violentata per anni da una politica industriale che ha fatto sì che la valle diventasse una zona piena di veleni. Nonostante tutto si continua a proporre nel territorio progetti legati al ciclo dei rifiuti, in luoghi oltretutto sottoposti al vincolo del Sin, saturi di questo tipo di impianti. Una volta la Ciociaria era la terra della lana con la splendida Arpino, Isola Liri il polo della carta, oggi è il “centro di attrazione” dei rifiuti. Come è diventata questa terra il punto di riferimento dei rifiuti? C’è una cabina di regia che indirizza nel basso Lazio questi industriali che richiedono continuamente autorizzazioni per aprire impianti? Perché la Ciociaria non è il polo delle scarpe, delle sartorie, della cultura … di altro, ma è il polo dei rifiuti? Gli eventuali lavoratori della provincia di Frosinone sembrano condannati in una ipotetica piramide occupazionale, a stazionare sul gradino più basso, l’ultimo posto della scala sociale dei lavori. Chi ha destinato questa zona all’imbarbarimento sociale, culturale? Chi ha voluto che i lavoratori fossero solo capaci di lavorare nel settore dei rifiuti, qualcuno deve aver scelto la collocazione per la forza lavoro di questo territorio. Il lavoro è ormai solo negli impianti di rifiuti, perché solo in queste attività si investe nella provincia.  Non serve cultura, non serve preparazione, non si acquisisce conoscenza o mansione, lavoratori condannati a lavorare negli impianti a contatto con i rifiuti pericolosi, come con la palla al piede quando spaccavano le pietre, oggi senza la palla ma in mezzo agli inerti di Alatri e di Patrica. La provincia di Frosinone condannata ad ultima  ruota del carro della Regione Lazio, è la terra dei rifiuti, degli scarti. A Patrica, esistono già due impianti di smaltimento rifiuti liquidi pericolosi, una piattaforma per il trattamento di tutti i tipi di rifiuti, un rigeneratore di fusti metallici e un demolitore. Una comunità così piccola quanto deve ancora dare in termini di salute? In Regione Lazio sono al vaglio ben quattro proposte per aprire altrettanti impianti di rifiuti, arriveranno un impianto di biometano, fanghi tossici, trituratore di inerti. Il tutto sarà concentrato in un territorio così piccolo, come quello del paese ai piedi del monte Cacume. Non è poi tanto difficile allarmarsi davanti a una prospettiva così avvilente, gli ultimi studi scientifici hanno evidenziato per esempio quanto sia dannosa la polvere degli inerti sulla salute, paragonata alla polvere killer dell’amianto. Gli ideatori del polo dei rifiuti tutto made Ciociaria, sono così abili che si sono specializzati nel cambiare il nome alle cose. Oggi si parla di economia circolare per camuffare il concetto di smaltimento di rifiuti, si ammorbidisce la nozione cambiando termini, ma all’atto pratico sempre di recupero rifiuto si tratta. E’ tempo di dire basta, il territorio non può più sopportare tali impianti, si è raggiunto il limite. La Valle del Sacco ha l’aria tra le peggiori per qualità d’Europa, interramenti tossici, acqua ricca di veleni. Da contrappeso dovrebbe avere una sanità d’eccellenza, almeno quando ci si ammala si ha la possibilità di curarsi. Invece gli ospedali chiudono, i servizi sanitari si impoveriscono. Gli studi epidemiologici sono fermi al 2012 ed il registro tumori non vede mai l’inizio, perché non conoscere è meglio, evita quello che i “potenti” chiamano “stupido allarmismo”. Di questo passo tra 20 anni quante persone sane ci saranno in Ciociaria? Continuiamo pure a far aprire gli impianti di smaltimento rifiuti… Anna Ammanniti
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