Incidenti, furgone contro bici e gravi indizi di razzismo: una deriva grave e inarrestabile. L’umanità sta morendo per i nostri peccati.
Il discutibile effetto elettorale provocato dagli atteggiamenti da macho che sembrano ammaliare gli italiani (fortunatamente non tutti), rischia di provocare eventi disdicevoli, ed occorre intervenire prima che la Nazione sprofondi in un abisso da cui potrebbe non risalire. Il recente episodio che ha visto il giovane ciclista di colore investito sulla Via Anticolana, potrebbe essere emblematico. Era giovedì scorso, poco dopo le sette. Il giovane immigrato, ospite di un centro di accoglienza della città dei papi, era diretto verso la stazione ferroviaria per recarsi a Roma in cerca di lavoro, quando veniva urtato all’altezza della Carval, nei pressi del distributore. Le scarse testimonianze consentivano di ricostruire una dinamica dubitativa “pare che l’investitore si fosse fermato per sincerarsi sulle condizioni del malcapitato, allontanandosi subito dopo”. I Carabinieri starebbero indagando sull’accaduto, anche se la mancanza di telecamere potrebbe rendere vani i loro sforzi. L’ipotesi agghiacciante, che sta prendendo piede, è la seguente: l’investitore, alla guida di un furgone diretto verso il casello autostradale poco distante, avvicinatosi al giovane ferito a terra avrebbe deciso di non soccorrerlo né di chiamare aiuto, ma di lasciarlo al suo destino, a rischio di essere urtato da uno dei tanti automezzi di passaggio. La motivazione? “Si tratta soltanto di un immigrato, perché rischiare la patente?”. L’investito, dolorante e disorientato, veniva fortunatamente raggiunto dall’impiegata amministrativa di una società del posto e da un anagnino autista di scuolabus. Dopo averlo spostato in luogo meno pericoloso (il largario sulla destra della Superstrada), i due formavano il 118, e l’ambulanza interveniva prontamente. Venivano chiamati anche i carabinieri, ai quali si fornivano le scarne indicazioni fornite dai due bravi soccorritori. Se la pietà, la civiltà, soccombono di fronte al colore della pelle, arrivando ad episodi che ci si augura possano essere spiegati diversamente, è quanto mai doveroso riflettere. La domanda “dove stiamo andando?” non può essere più disattesa. Jackal
