La sensazionale scoperta, avvalorata da indiscutibili analisi scientifiche, ha consentito di datare ad oltre 2 milioni di anni fa l’espansione umana fuori dall’Africa.
Dall’IsIPU di Anagni importante contributo alla riscrittura della storia dell’Uomo. Nei giorni scorsi la conclusione di certosine indagini sui manufatti rinvenuti nella Valle della Zarqa in Giordania, ha dato risultati sorprendenti, di enorme valenza scientifica. La missione italo – brasiliana, condotta fra il 2013 ed il 2016, ha potuto datare reperti archeologici con un’età fra 2,5 e 2 milioni di anni. La ricerca, condotta da specialisti brasiliani, italiani e statunitensi, ha permesso di descrivere la stratigrafia della valle e dei depositi contenenti manufatti umani, datandoli con tre metodi diversi: paleomagnetismo, argon/argon, e uranio/piombo. Alle operazioni di scavo e successive analisi ha partecipato Fabio Parenti, ex presidente dell’Istituto Italiano di Paleontologia Umana con sede in Anagni; sono venuti alla luce centinaia di strumenti di selce scheggiata. Il significato principale della scoperta consiste nel documentare la prima espansione umana fuori dall’Africa, all’inizio del pleistocene inferiore. Questa ricerca colma quindi un vuoto cronologico importante nell’evoluzione umana. Cronologia: il 9 novembre 2014 si concluse la seconda campagna di ricerche nell’alta Valle dello Zarqa, 30 km a NE di Amman. Gli archeologi riferirono “Giacimenti del Paleolitico inferiore antico affiorano in un terrazzo fluviale spesso oltre 20 m. compreso fra una colata di basalto, in corso di datazione, e una spessa crosta carbonatica, il cui contenuto faunistico è datato a circa un milione di anni. Industrie litiche su scheggia si trovano abbondanti in tutta la sequenza, e questo significa che è possibile analizzare l’evoluzione dell’Olduvaiano in un consistente lasso temporale”. Le ricerche vennero condotte da Fabio Parenti, allora presidente IsIPU e professore vistante alla Universidade de São Paulo, e da altri scienziati. L’indagine aveva l’obiettivo di datare la sequenza archeologica più antica a Est del Giordano, contribuendo a chiarire le modalità e la cronologia del popolamento umano della regione che, fin dall’inizio del Pleistocene, è stata al centro di un intenso scambio biogeografico a cavallo fra tre continenti: Africa, Asia, Europa. La campagna venne ripresa nell’ottobre 2015 e conclusa l’anno successivo, con i risultati definiti nella tarda primavera del 2019. Un esito inaspettato la cui eco sta già facendo sobbalzare gli esperti e gli studiosi di tutto il mondo. Orgoglio e soddisfazione, oltre che nella comunità scientifica, anche all’interno di BancAnagni, principale sostenitore dell’IsIPU e delle sue campagne di scavo. Jackal
