(di Anna Ammanniti) Ogni volta che succede qualcosa di grave, tornano alla ribalta le problematiche legate all’inossidabile binomio inquinamento – malattie.
Dall’incendio dell’impianto rifiuti Mecoris, per quattro giorni una nube nera ha sorvolato la città. Inutile girarci intorno, il fumo nero non è una boccata di aria fresca dell’alta montagna, né tantomeno una terapia di aerosol. Anche se si è cercato di affermare il contrario, con dichiarazioni estremamente tranquillizzanti, potrebbe aver lasciato nell’aria, nel suolo e nell’acqua sostanze nocive. Dalle fonti ufficiali sono uscite rassicurazioni per la popolazione: è tutto nella norma! Aria pulita, come non fosse accaduto niente. Considerato il livello di inquinamento di Frosinone, uno dei capoluoghi più inquinati di Italia, è quasi sembrato che gli incendi facessero bene, addirittura da filtro! Ci auguriamo a questo punto che ci siano più incendi così l’aria diventa più pulita. Ovviamente il pensiero è ironico! Questo è quanto è emerso dai dati ufficiali: con l’incendio alla Mecoris, nell’aria non è cambiato nulla! Abbiamo quindi contattato il dott. Giovambattista Martino dell’associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente per saperne di più. “Spesse volte si tende a sminuire il problema, ma più si sminuisce più ti ammali. Dopo l’incendio alla Mecoris le persone andavano in giro con la mascherina. Preciso che questo non è allarmismo, è solo tenere alta l’attenzione. È stato un incendio importante, però si minimizza. Da una parte ci sono le persone che sono uscite di casa con le mascherine per l’aria irrespirabile, dall’altra parte ci sono i dati dichiarati dalle istituzioni. È palese che i dati sono discrepanti rispetto la realtà vissuta dai cittadini. Il comportamento dei cittadini nei giorni successivi all’incendio non coincide, con quanto ci si aspettava in base ai dati forniti da Arpa, ci sta quindi sfuggendo qualcosa? Gli occhi rossi, la tosse, perché se l’aria era pulita? Si cerca di normalizzare un evento che ha avuto un certo risvolto, i cittadini lo hanno vissuto! Noi medici vogliamo dire di stare attenti, è un allarmismo utile alla giusta prevenzione, perché se conosciamo i fatti come stanno, possiamo prendere le giuste contromisure, sia nella direzione dei comportamenti individuali, sia nella direzione di chi produce inquinamento, inducendo ad effettuare controlli accurati sulle attività a rischio.” La prevenzione è importante, i medici hanno diversi strumenti a disposizione per attuarla, almeno dovrebbero averli. Lo studio epidemiologico deliberato dalla Regione Lazio nel 2017, riguardante oltre 20 malattie correlate all’inquinamento, è fermo da due anni, come sono stati bloccati i precedenti, dai quali era emersa la gravità del problema e c’era la raccomandazione di continuare nella stessa direzione. Tutti gli studi sono fermi dal 2012 e non se ne conosce il motivo! La Regione Lazio ha certificato che nella provincia di Frosinone l’incidenza di malati cardiovascolari è maggiore del 10% rispetto a tutte le altre province. È necessario fare studi per stabilire l’entità delle patologie presenti e in base a queste patologie capire quali sono le attività che questo territorio può sopportare. C’è però come l’impressione di non voler quantificare, di non voler inquadrare il problema, come se non avendo i dati, sia più facile accogliere insediamenti a forte impatto ambientale! Altro strumento di prevenzione è il Registro Tumori, ossia la raccolta di informazioni di un malato oncologico, appartenente a un determinato territorio, dalla diagnosi della sua malattia fino alla guarigione o alla morte, una sorta di storia clinica scritta del paziente. Ogni dato ricavato risulta vitale per la ricerca sulla malattia. È importante avere un Registro Tumori nella Valle del Sacco perché essendo una zona a rischio per l’ambiente e per la salute dei cittadini, a causa della presenza di fattori ambientali inquinanti, necessita di un accurato monitoraggio sanitario. Senza il registro tumori non si può avere la reale fotografia dello stato di salute della popolazione della Valle del Sacco e non si riuscirà mai a dimostrare che prevale una forma tumorale su altre e la sua possibile associazione con fattori di inquinamento ambientale. Frosinone e provincia a tal proposito sono territori vulnerabili dal punto di vista ambientale. Nonostante questa gravità l’attuazione del Registro incontra delle difficoltà. La Asl di Frosinone non ha fatto partire il Registro per carenza di personale specializzato ed è fermo dal 2017. Sul sito AIRTUM, la Regione Lazio non risulta accreditata per il Registro Tumori. L’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente e l’Associazione Civis di Ferentino, avevano proposto la loro collaborazione, a titolo gratuito, proposta declinata dalla Asl! La Ciociaria è una zona ammazzata dall’inquinamento, provocato dalla scellerata scelta di favorire insediamenti ad alto rischio ambientale: discariche, inceneritori, termovalorizzatori, a cui vanno ad aggiungersi tutte quelle attività che scaricano illecitamente, che tengono comportamenti illegali nei confronti dell’ambiente. Un ambiente pulito è salute e molto probabilmente fa comodo non sapere le cose come stanno. Anna Ammanniti
