(di Ester Evangelisti) Ho sempre pensato che casa fosse un luogo sicuro in cui rifugiarti, in cui sentirti riparato da questo mondo sempre più ammaccato e che sembra fare una grande fatica a riprendersi.
Ho sempre pensato che a casa, nella mia terra, niente mi avrebbe toccato, fatto del male, e invece ho scoperto che non è così. L’ho scoperto in questi giorni e ne ho avuto la conferma questa mattina quando, pronta ad andare a prendere il treno per raggiungere l’università, mi sono sfilate davanti tre persone con la mascherina sul volto e gli occhi stanchi, un odore forte e acre mi ha stuzzicato le narici e mi ha fatto venir voglia di cercare aria buona, più pulita, aria capace di accarezzare, non di graffiare. Sul treno non si faceva altro che parlare di questo, le mie orecchie erano piene di discorsi fatti di ansia e paura, fatti di domande incerte sui prossimi giorni, sul futuro…e allora il cuore ha capito, s’è arreso: neanche a casa, nella tua terra, puoi essere più sicuro. Avete distrutto tutto, lo avete fatto con gli occhi indifferenti e le mani legate al potere, a quel dio denaro che vi si attacca alle giacche profumate e non vi molla perché voi non volete essere mollati. Avete distrutto tutto perché avete dimenticato che anche voi respirate per andare avanti, che anche voi siete umani. Avete distrutto tutto e continuate a farlo ogni giorno dietro discorsi impacchettati e serviti su piatti d’argento. Avete distrutto tutto e continuate a farlo, senza vergogna, perché tanto domani è un altro giorno e oggi sarà solo un ricordo brutto da gettare nel dimenticatoio. Avete distrutto tutto, avete buttato a terra e calpestato con noncuranza anche la vita della mia città che vale molto più di quanto credete voi, molto più di quanto importa a voi…ma io non ci sto. ‘Or fatta inerme, Nuda la fronte e nudo il petto mostri. Oimè quante ferite, Che lividor, che sangue! oh qual ti veggio, Formosissima donna! Io chiedo al cielo E al mondo: dite dite; Chi la ridusse a tale? E questo è peggio, Che di catene ha carche ambe le braccia; Sì che sparte le chiome e senza velo Siede in terra negletta e sconsolata, Nascondendo la faccia Tra le ginocchia, e piange. […] Se fosser gli occhi tuoi due fonti vive, Mai non potrebbe il pianto Adeguarsi al tuo danno ed allo scorno; Che fosti donna, or sei povera ancella.’ -Giacomo Leopardi. Ester Evangelisti
