#Viaggiodellamemoria – Il racconto della seconda giornata, il dolore di Auschwitz e Birkenau (video)

Alessandro Andrelli
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(di Alessandro Andrelli) Un silenzio da togliere il fiato, quasi assordante. Ciò che si pensa prima di visitare questi lager non è paragonabile a ciò che si prova, e il racconto dei reduci rende tutto più vero, più drammatico. Si vivono non solo di un popolo, quello ebraico, ma le singole storie familiari, i drammi umani di chi non ha dimenticato, non può dimenticare e vive nel ricordo di un dramma disumano.

Birkenau
La partenza è al mattino presto, perché Auschwitz-Birkenau distano oltre un’ora di pullman da Cracovia. Due campi di concentramento completamente differenti, Birkenau, vera e propria fabbrica della morte, ed Auschwitz, quasi una città della morte. Entrambe trasformate in luoghi della memoria, meta di migliaia di turisti, che vivono un esperienza unica e irripetibile.
Birkenau
Camminare lungo quei lunghi rettilinei e pensare a cosa è stato, alla barbaria di quegli anni, non rende esattamente l’idea di cosa realmente sia stato e siamo ancora oggi quei luoghi. Un senso di morte, di violenza, di devastazione e di inaudita disumanità accompagna ogni singolo reperto, dall’unico vagone ferroviario rimasto sui binari, alle camere a gas, dai forni crematori alle enormi stanze che venivano utilizzate dai tedeschi per la selezione degli ebrei. Circa l’80% dei deportati a Birkenau veniva ucciso dopo poche ore, del rimanente 20% in pochi sopravvivevano e se riuscivano, come nel caso di Sami Modiano, lo facevano in condizioni inenarrabili.
Auschwitz
Auschwitz ha l’aspetto di una vera e propria città dell’orrore, con una divisione quasi maniacale a scacchiera del campo di concentramento. A vederlo oggi, nella sua resa museale appare ben lontano da quel tempio della morte che la storia racconta e che milioni di ebrei hanno  vissuto. I resti di quegli anni sono tangibili, e non lasciano spazio ad equivocità. Le immagini possono testimoniare, gli occhi posso far pensare, ma il silenzio di quei luoghi purtroppo non si può descrivere, rimane dentro chiunque riesca a vivere un “viaggio della memoria”. Alessandro Andrelli
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