(di Alessandro Andrelli) Domenica 13 gennaio vede il sipario della maggioranza di De Donatis aprirsi per l’ennesima sceneggiata. Ad eccezione di un semplice e sterile post su Facebook, il gruppo di governo “dimentica” le vittime del terremoto del 1915 e riesce “a cancellare”, nel giorno della ricorrenza, una delle manifestazioni più sentite dai sorani.
Per tutta la domenica, la città si chiede di che morte è perita la corona di fiori che, da tempo immemore, ogni 13 gennaio, si depone sotto la lapide collocata sulla facciata del Comune a ricordo della catastrofe. Nessuna risposta! Si devono aspettare le 8:23 del lunedì successivo (14 gennaio) per leggere sul profilo Facebook del Comune che la manifestazione è fissata alle 10:30 (solo due ore dopo la pubblicazione del post!). Come se i cittadini stessero lì pronti, senza nulla fare, ad attendere questa comunicazione per assicurare la presenza alla commemorazione.
Sembra, che i rappresentanti di maggioranza avessero dimenticato di organizzare l’evento e che, poi, all’ultimo momento, in fretta e in furia, abbiano rimediato così. Approssimazione massima, quindi, per una cerimonia che alla fine si è svolta senza sindaco (l’assessore Gemmiti portava la fascia) e senza alcun invito ufficiale ai consiglieri (quelli di minoranza non lo hanno ricevuto, almeno). Desta, invece, curiosità e più di qualche domanda la presenza all’evento di Padre Salvatore (lo stesso Padre Passionista che ha benedetto le macchine “color carota” prese a noleggio qualche tempo fa), in considerazione delle tante chiese (e quindi degli altrettanti sacerdoti!!!) allocate nei pressi del palazzo comunale. Il tutto alla fine per una cerimonia con pochissimi partecipanti ed un grande senso di tristezza.
Mai si è arrivato a questo in passato, mai si è scavato tanto in basso (Sora è insabbiata nel punto più profondo degli abissi). Anche la solenne manifestazione della deposizione della corona del 13 gennaio è stata portata a distruzione! Pura superficialità per una “performance di governo” che fa acqua da tutte le parti e che non riesce più a gestirsi perché definitivamente crollata nello sfascio generale e precipitata nel patetico.
Eppure la sceneggiata non accenna a finire! Infatti, mentre gran parte della città è al buio, piena di buche e in uno stato di abbandono generale e mai visto prima, in Comune il consigliere delegato Caschera è impegnato “nella saga della porta”. Nel dettaglio ci riferiamo ad una porta che divide due uffici comunali e che per alcuni deve restare aperta mentre per altri chiusa. La saga,
caratterizzata da toni accesi e pugni sulle scrivanie, vede l’infisso, ora “spiccato” (sembra addirittura dallo stesso consigliere Caschera) ed ora riallocato, “vagare” per i corridoi del Comune. Una barzelletta che farebbe ridere a crepapelle se Sora fosse florida e fiorente, ma che invece diventa una tragedia di fronte ad una città abbandonata a se stessa.
Povera Sora! Davvero povera Sora!
Costretta ad osservare che solo un’associazione si preoccupa di regalare due computer ad una scuola vittima di un furto indegno, mentre dal Comune tutto tace. Nessuno si adopera né per donare (dovrebbe essere il comune stesso a dare il buon esempio!) né per fare qualcosa a tal proposito (magari una colletta tra gli amministratori per dimostrare solidarietà!). Uno scandalo che somma alla perdita del “tanto” già elencato (leggi qui – abbiamo dimenticato nell’elenco infinito anche la perdita dell’università) la perdita dell’amore per Sora che dovrebbe sgorgare senza sosta dal cuore e dalle azioni di chi è chiamato ad amministrare.
La maggioranza di De Donatis qui fallisce definitivamente perché se tutto è perdonabile, non amare la città che si governa è indegno e non concede giustificazione.
Alessandro Andrelli
