(di Anna Ammanniti) È atterrato oggi alle ore 11.36 a Ciampino l’ex terrorista Cesare Battisti. Arrivato dalla Bolivia, per l’ex leader dei Proletari Armati per il Comunismo, dopo 37 anni di latitanza si aprono le porte del carcere di Oristano, dove sconterà l’ergastolo. “Ora so che andrò in prigione”, le sue prime parole. In pista ad attenderlo i ministri Salvini e Bonafede.
Dopo quasi 40 anni di latitanza, Cesare Battisti è rientrato in Italia, è stato arrestato sabato scorso a Santa Cruz nella brillante operazione dell’Interpol. Ad attendere l’arrivo del terrorista i ministri dell’Interno Matteo Salvini e della Giustizia Alfonso Bonafede. Il ministro Bonafede dichiara: “Oggi l’Italia è a testa alta” e spiega il perché del carcere ad Oristano: “E’ una valutazione che abbiamo fatto perché le condizioni particolari di sicurezza vengano garantite nel migliore dei modi. Sarà collocato nel circuito di alta sicurezza riservato ai terroristi.” Il ministro Salvini ha dichiarato che Battisti «marcirà in galera» “Stiamo lavorando su altre decine di terroristi!”. Per l’ex terrorista, che non si è mai pentito, alle ore 17.30 si sono aperte le porte del carcere di Oristano, dove nei primi sei mesi sconterà la pena in isolamento, non avrà contatti con gli altri detenuti. A Battisti sarà applicato l’ergastolo ostativo, cioè senza possibilità di ottenere benefici. È la misura prevista per chi ha commesso reati come quelli per cui è stato condannato in via definitiva Battisti: quattro omicidi, due come esecutore materiale e due come mandante, con finalità di terrorismo. Cesare Battisti è stato condannato oltre per quattro omicidi anche per altri reati tra cui banda armata, rapina e detenzione di armi, i fatti risalgono tutti agli anni 1978 e 79 quando militava nel gruppo Pac. Nel 1971 Battisti si fece conoscere dalle forze dell’ordine per piccoli crimini; nel 1972 venne arrestato per la prima volta per una rapina, due anni dopo venne arrestato di nuovo per rapina con sequestro di persona. E nel 1977 finì di nuovo in carcere, a Udine: lì conobbe Arrigo Cavallina, fondatore di un gruppo terrorista di estrema sinistra chiamato Proletari armati per il comunismo. Uscito dal carcere, a Milano Battisti partecipò attivamente alle azioni dei PAC con rapine a banche e a supermercati, sabotaggi alle fabbriche, varie aggressioni e omicidi. Per quattro di questi omicidi, i processi hanno riconosciuto la partecipazione, diretta o indiretta, di Battisti. L’ex Pac fu arrestato nel 1979 per possesso illecito di armi e banda armata, evase nel 1981 dal carcere di Frosinone e lasciò l’Italia, per non tornarci più. Gli omicidi nei quali Cesare Battisti risultava essere coinvolto avvennero tra il 1978 e il 1979. Il 6 giugno del 1978 venne ucciso Antonio Santoro, maresciallo della polizia penitenziaria, accusato dai PAC di avere maltrattato e torturato alcune persone detenute. Le sentenze stabilirono che Battisti aveva sparato a Santoro insieme a una complice. A Milano il 16 febbraio 1979 fu assassinato il gioielliere Pierluigi Torregiani, secondo le sentenze Battisti era stato tra gli ideatori e gli organizzatori dell’agguato. Nel corso di questa sparatoria, un colpo sparato dal gioielliere ferì suo figlio sedicenne, Alberto Torregiani, che da allora vive su una sedia a rotelle. Nelle stesse ore dell’omicidio di Torregiani, in provincia di Venezia fu ucciso Lino Sabbadin, macellaio militante del Movimento Sociale Italiano. Le sentenze in questo caso hanno stabilito che Battisti aveva agito da “copertura armata”. Il 19 aprile del 1979 a Milano, venne ucciso l’agente della DIGOS Andrea Campagna. Secondo le sentenze, Battisti fu l’esecutore materiale dell’omicidio. Anna Ammanniti
