Ceprano è sotto assedio. Ormai da diverse settimane non c’è sera nella quale non si registrino furti o comunque tentativi di furto all’interno di abitazioni private ed esercizi commerciali. E, in mancanza di controlli capillari lungo le vie di accesso alla città (le forze dell’ordine fanno quello che possono in base agli uomini a disposizione), i cittadini si stanno pian piano organizzando tramite i social e gli smartphone.
A fungere da prevenzione contro i malintezionati, infatti, sono sempre più spesso messaggi lasciati su facebook, con i modelli delle auto sospette o le zone interessate dai furti, soprattutto sulle pagine social di interesse comunale. Ma ci sono anche i gruppi di whatsapp, per esempio quelli dei genitori dei bambini che frequentano le scuole cepranesi, che diventano ormai spesso veicolo di diffusione di notizie di questo tipo. Questo, al momento, è l’unico modo per cercare di contrastare un fenomeno che si sta facendo sempre più preoccupante. Spesso, con questi “allarmi” e con la classica chiamata alle forze dell’ordine si riesce a far scappare i malintenzionati. In altri casi, magari, si è costretti a registrare qualche caso di furto, ma almeno si alza la soglia dell’attenzione per le ore successive, evitando in questo modo i furti a ripetizione nella stessa zona nel giro di qualche ora. Ieri sera, per esempio, è stata segnalata la presenza di una Audi bianca nelle vicinanze di un tabacchi di via Campidoglio. Poco prima, invece, una “auto sospetta zona Montecitorio/campo uccelli Q5 scura targa straniera“, questo il testo del messaggio che girava sui telefoni di tanti cepranesi. E basta andare indietro solo di qualche giorno per ricordare il colpo ai danni della Bpc di via Aldo Moro con le telecamere di sorveglianza che hanno visto allontanarsi una Audi Q5 di colore bianco. In città, insomma, la preoccupazione è altissima, soprattutto nelle zone dove sono presenti abitazioni isolate, in particolare quella di Montecitorio e quella intorno alla Casilina. Chiedere maggiori controlli sarebbe la normalità. Nel frattempo, però, si va avanti con il “fai da te” sperando che la situazione prima o poi migliori. CAP
