Lo zafferano è la spezia più pregiata nel mondo ed anche la più costosa: un ingrediente di eccellenza che arricchisce la cucina, in tutti i sensi. Oltre ad avere il colore dell’oro, ne ha anche il valore: dai 35 ai 60 euro a grammo.
La preziosa polvere viene ricavata dallo stimma essiccato del fiore. La produzione è esclusivamente manuale: dalla coltivazione, alla raccolta, per finire con la lavorazione. Per ottenere un grammo di zafferano occorrono circa 200 fiori: tutto ciò in tempi decisamente stretti in quanto il periodo di fioritura dura circa 6 settimane, tra settembre e dicembre. Per mantenere inalterate le proprietà della spezia il raccolto deve essere fatto in particolari momenti della giornata, preferibilmente durante le prime ore del mattino. I profumi ed il sapore dello zafferano in cucina sono insostituibili. Trova impiego, inoltre, nell’industria tessile e conciaria ed è anche un vero e proprio concentrato di proprietà benefiche per l’organismo: sono dimostrate le sue caratteristiche narcotiche e rilassanti. La sua assunzione potrebbe, dunque, alleviare i sintomi del morbo di Alzheimer, della sindrome premestruale e della depressione. L’Italia produce la migliore qualità di questo “oro profumato”: lo zafferano dell’Aquila.
Un giovane arpinate si è cimentato in questa nuova sfida, provando ad ottenere un prodotto eccellente anche nei terreni del nostro circondario. «Sono due anni che “sperimentiamo” questa delicata coltivazione, valutandone attentamente i frutti per migliorarne il risultato finale. Chiaramente la produzione è ancora modesta però siamo sorpresi e parecchio soddisfatti della riuscita. Abbiamo raccolto i fiori da poco: tra un mese circa potremo consumare il “nostro” zafferano».
Una scommessa quella di Marco di Ruzza che punta alla salvaguardia ed alla riproduzione di questi speciali bulbi autoctoni anche in casa nostra: un risultato che potrebbe, in futuro, essere spunto per l’imprenditoria giovanile legata alle coltivazioni agricole.
Sara Pacitto
