Editoriale Alatri – Processo Morganti, le due visioni a confronto

Andrea Tagliaferri
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La decisione del Comune di non costituirsi nel processo penale ma solo in sede civile divide le opinioni degli osservatori. La replica del Sindaco affidata ad un comunicato ufficiale.

Riguardo alla mancata costituzione del comune di Alatri quale parte civile nel processo penale per l’omicidio di Morganti, arriva la nota chiarificatrice dell’Amministrazione Comunale. Sono giorni, infatti, che le opposizioni accusano il sindaco di aver scelto inopinatamente la non costituzione davanti ai giudici o, addirittura, di essersi dimenticato di farlo. Tuttavia, a leggere la spiegazione che il Comune ha diffuso a mezzo stampa, le cose sembrano andate diversamente. Vediamo cosa afferma il Sindaco: “…. si è trattato di una scelta motivata,  consigliata e condivisa dagli avvocati appositamente incaricati con DGC n. 79/2017. A tutti diciamo che l’interesse preminente della nostra Amministrazione non è fare del facile populismo, quello lo lasciamo fare a chi lo fa abitualmente. Noi non spostiamo l’interesse generale su problemi marginali,  il nostro interesse in questa vicenda è quello che prevalga la verità dei fatti e che i colpevoli vengano giudicati e condannati severamente come meritano e come si aspetta la parte più colpita che è la famiglia. Come abbiamo detto e scritto, nonché deliberato formalmente, vogliamo che siano perseguiti anzitutto coloro che risulteranno colpevoli dell’efferato delitto, ma anche tutti quelli che a vario titolo e con varie sfumature hanno causato un danno di immagine alla Città ed ai suoi abitanti. Questa è la linea che abbiamo seguito fin da subito e questa linea continueremo a seguire. Quindi non c’è stata alcuna dimenticanza o negligenza – afferma nettamente il comunicato che continua- questo processo penale di per se molto complesso, per la presenza di centinaia di testimoni, per le diverse posizioni processuali dei molteplici imputati e per la quantità enorme di riscontri probatori, pertanto, mentre l’accettazione della costituzione di parte civile da parte  di persone direttamente coinvolte dal reato penale, come la famiglia, è scontata; può non essere così per una pubblica amministrazione, la quale, come il comune di Alatri, non reclama una condanna per danni diretti derivanti dal fatto criminoso, ma solo il giusto risarcimento per i danni indiretti che tale fatto criminoso ha prodotto alla Città. A detta dei nostri legali, la volontà, l’intento dell’Amministrazione Comunale di Alatri è quello di vedere riconosciuto il principio legale secondo il quale un fatto criminoso può arrecare danno all’immagine di una intera Città e quindi procedere separatamente con una specifica azione civilistica, risulta essere la via più efficace  anche a dimostrare l’ inequivocabile volontà dell’Amministrazione Comunale”. Se quanto affermato risulta essere vero, e non si hanno al momento prove del contrario, va accettata una valutazione che è nelle corde dell’ente comunale e che, giusto o sbagliato, ha preso posizione e deciso per una strada diversa. Staremo a vedere se sarà stata la scelta giusta, del resto ormai l’accanimento mediatico verso la città di Alatri è sepolto nella memoria, superato da altre decine di “Alatri” capitate nel tremendo meccanismo del tritacarne televisivo e giornalistico. Sarebbe anche difficile dimostrare a così tanto tempo di distanza danni subìti dalla città per via di quell’attacco che, per come è oggi la società e il sistema dell’informazione, è diventato un’abitudine per quasi tutti i casi di cronaca. Intanto rimane centrale l’iter processuale penale e la difesa degli interessi della famiglia di Emanuele. Prossimo appuntamento in Tribunale il 1° ottobre. Andrea Tagliaferri
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