(di Anna Ammanniti) Il taglio boschivo per l’ente comunale è una fonte di reddito non indifferente, nella maggior parte dei casi si produce legna da ardere che genera nelle casse del Comune circa 100 mila euro l’anno.
Il 15 ottobre di ogni anno, si apre la stagione dei tagli boschivi, purtroppo anche quest’anno, il comune di Anagni non taglierà nessun lotto boschivo comunale. Il piano di gestione e assestamento forestale è scaduto da tempo ed ormai è una prassi che va avanti da oltre un decennio, non avviene più il taglio boschivo. Nella città dei papi ci sono più di 300 ettari di bosco comunale, tutto di querce, vicino l’ex Winchester, suddiviso in circa 20 lotti, si tratta de La Macchia di Anagni che è uno degli ultimi lembi di foresta planiziale rimasti nella Valle del Sacco. Ogni anno i Comuni di Italia, secondo appunto il piano di gestione e assestamento forestale, una sorta di piano regolatore approvato dalla Regione, mettono all’asta i lotti per il taglio di legna. L’ente presenta il progetto di taglio tramite un agronomo, ma ad Anagni sono circa 10 anni che non si taglia più il bosco. Non è nota la ragione per cui si è smessa questa pratica, ma sicuramente è chiaro che in totale il Comune ha già perso circa un milione di euro, ma non solo, ha anche svalutato il proprio capitale boschivo. Un bosco ceduo va tagliato entro e non oltre il periodo previsto altrimenti deperisce, con il taglio invece si rigenera. L’ultimo taglio risale alla prima amministrazione Carlo Noto, dopo di che si è fattivamente abbandonata un’area del territorio che è diventata man mano un ricettacolo di rifiuti e furti di legna. Nel bosco attualmente non ci va più nessuno, se non per far danno abbandonando per l’appunto immondizia di ogni tipo; i carabinieri forestali non ci vanno più perché senza il taglio boschivo non ci sono controlli da fare, il Comune non ci va, il bosco è diventato anno dopo anno la terra di nessuno. Il patrimonio boschivo di Anagni è uno dei più grandi e migliori della zona, è di pregio naturalistico ed è un vero peccato lasciarlo abbandonato. Un peccato anche dal punto di vista economico, essendo ricco di legna da ardere, materiale di facile vendita; è incomprensibile perché non si sfrutti una risorsa che annualmente arricchisce le casse comunali di circa 100 mila euro. Risorse che potrebbero essere impiegate per la città e allo stesso tempo la pratica aiuta a preservare un patrimonio; senza taglio annuale il bosco perde di valore! Inoltre un bosco mal tenuto è un incentivo per gli incendi e il mancato taglio favorisce gli attacchi fungini e di agenti parassitari, insomma il bosco deve essere curato! Soprattutto in un territorio dove l’inquinamento è mortale e il verde è una boccata di ossigeno. In un periodo difficile di crisi economica è un fatto grave che nel bilancio comunale manchino circa un milione di euro, ci auguriamo che l’amministrazione guidata da Daniele Natalia, tenga conto di questa informazione ed inizi di nuovo la pratica del taglio boschivo. Anna Ammanniti
